Speranze per la Bekaert: per la ripartenza spunta anche una cordata italiana

Ancora 180 lavoratori in cassa integrazione e i sindacati chiedono di fare in fretta, polemica per l'appoggio di Nardella alla proposta della Fiom

Foto d'archivio

C'è cauto ottimismo tra i sindacati dopo il tavolo ministeriale di ieri al dicastero dello Sviluppo economico sul caso Bekaert, la fabbrica di Figline Valdarno lasciata letteralmente al suo destino ormai due anni or sono dalla multinazionale belga che ne era proprietaria, per la decisione di trasferire nell'est Europa la produzione.

Da quel momento sono appese ad un filo le vite di centinaia di operai e famiglie: 180 sono ancora i lavoratori in cassa integrazione, di cui 141 operai, 20 operai specializzati e 19 impiegati e quadri. Ieri però è spuntato appunto un nuovo interessamento, una 'cordata' italiana.

“Dall’incontro è emerso un nuovo importante interessamento per la reindustrializzazione, che si aggiunge a quelli già conosciuti, ed è una novità che accogliamo positivamente”, commenta Alessandro Beccastrini, segretario generale Fim-Cisl Toscana.

“Come Cisl e Fim abbiamo ribadito che, come chiesto anche dalla lettera dei cento lavoratori nei giorni scorsi, oggi più che mai c’è bisogno di trasparenza e certezza di una soluzione industriale, sostenibile, affidabile e duratura”, aggiunge Beccastrini.

Fondamentale anche il fattore tempo. Fare presto insomma, in piena trasparenza, e per questo “è importante che a coordinare tutta l’operazione siano il ministero dello Sviluppo economico e l’advisor Sernet (incaricato da Bekaert di lavorare per la reindustrializzazione del sito e la salvaguardia occupazionale, ndr) scelto dall’azienda”.

“Tra le manifestazioni di interesse – fa poi sapere l'altro sindacato coinvolto, la Fiom Cgil -, è ancora presente quella di Trafilerie Meridionali, con un piano industriale da rivedere dopo la crisi dovuta al Covid-19. Vi è inoltre la manifestazione – rivela sempre la Cgil -, da parte di un grande soggetto industriale italiano, attivo nella produzione di acciaio di cui non sono note le ragioni sociali per vincolo di riservatezza, ed una seconda partnership tra soggetti italiani (la 'cordata' italiana appunto, ndr) operanti nella produzione di acciaio e nella trafilatura che stanno elaborando una proposta”.

La Fiom Cgil scrive poi che “un ulteriore soggetto industriale indiano, non noto (potrebbe essere Jindal?) operante nel settore, aveva manifestato un interesse attualmente ritenuto da Sernet congelato ma non ritirato, e resta il progetto della Steelcoop Valdarno di rilevare lo stabilimento per la produzione di hose wire e servizi di manutenzione, affiancata da un partner industriale”.

“Occorrono trasparenza, rapidità e l'assunzione di un ruolo centrale, ad oggi non esercitato, da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, cui chiediamo di convocare ad un tavolo tutti i soggetti interessati alla reindustrializzazione, perché ad oggi restano solo pochi mesi alla scadenza dell'ammortizzatore”, spiega Daniele Calosi, segretario fiorentino della Fiom Cgil.

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Infine, da segnalare uno strascico polemico dei giorni scorsi, quando, scrive la Fim Cisl “il sindaco della Città Metropolitana Dario Nardella ha rappresentato al ministro Patuanelli la scelta politica sponsorizzata dalla Fiom-Cgil (cioè la cooperativa, che la Fim ritiene rischiosa ndr), una scelta che in questa realtà produttiva rappresenta la minoranza dei lavoratori. Conseguentemente - scrivono Roberto Pistonina e Alessandro Beccastrini, rispettivamente segretari di Fim Cisl Firenze e Prato e Toscana -, la presenza del sindaco è senz’altro gradita purché si attenga ad un contributo politico equo, senza sponsorizzare alcune soluzioni negoziali piuttosto che altre che, peraltro, spettano a chi è deputato alla trattativa stessa”.

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