Fase 2, via alla rivoluzione dei tavolini: all'aperto 'ovunque' per ripartire

Il piano per far ripartire attività economiche e socialità garantendo le misure di sicurezza, Nardella: “Così torniamo a vivere”

Tavolini

Tavolini e sedie in strada 'ovunque' (nei limiti del possibile), per fare ripartire le attività di ristorazione e somministrazione, bar, ristoranti e quant'altro, garantendo le misure di sicurezza sanitarie imposte dal coronavirus. E' il piano di Palazzo Vecchio, approvato ieri in giunta, su proposta dell'assessore allo sviluppo economico Federico Gianassi e che dovrà ora ricevere l'ok definitivo dal consiglio comunale (voto probabilmente lunedì 25 maggio o il 1° giugno).

L'idea è riuscire a partire con la 'rivoluzione tavolini' il 1° giugno, fino al 30 settembre. Sia in centro storico che negli altri quattro quartieri. Non si tratterà di nuovi 'dehors', ma di semplici tavolini e sedie rimovibili che i vari locali di somministrazione potranno mettere in strade, piazze pedonali, aree verdi in via temporanea (si pensa ad un orario 19 – 24). Nessuna tassa aggiuntiva, dopo che peraltro da Roma il governo ha cancellato la Cosap, tassa sul suolo pubblico, fino a fine ottobre.

Per consentire tutto ciò, si pensa anche ad una sorta di 'pedonalizzazioni temporanee' in orari serali. Inoltre le attività che non hanno vicino spazio per mettere i tavolini, li potranno mettere ad una distanza fino a 50 metri dal locale, per non essere penalizzati rispetto a chi ha spazio di fronte. Ma vediamo più nei dettagli di cosa si tratterà, secondo le linee guida diffuse da Palazzo Vecchio.

“L’arco temporale in cui sarà possibile usufruire della maggiorazione di spazio sarà 1° giugno al 30 settembre per permettere, in questa emergenza dettata dalla pandemia, il distanziamento sociale in bar e ristoranti di tutta la città”, si legge nella nota diffusa da Palazzo Vecchio (ricordiamo che manca solo il voto del consiglio comunale, il cui ok dovrebbe essere scontato).

Il “regolamento per le occupazioni straordinarie di suolo pubblico per ristoro all’aperto” sarà valido per il periodo straordinario giugno - settembre 2020 e darà quindi la possibilità di ottenere un’autorizzazione transitoria per sedie e tavolini rimovibili e con una procedura semplificata ed accelerata grazie alla previa individuazione delle casistiche.

Chi può chiedere più suolo pubblico

Potranno chiederlo ristoranti, bar, tipiche attività di somministrazione e anche quelle equiparabili (pasticcerie, gelaterie, cioccolaterie). In via eccezionale “potranno far parte del progetto anche negozi del commercio e dell’artigianato quando sarà approvato un progetto speciale di pedonalizzazione di una intera via negli orari serali”.

Quali sono i limiti

Se l’attività non ha una concessione e si tratta quindi di nuova occupazione, l’area può essere estesa fino al limite dei 12 metri. Se tale area insiste su stalli di sosta / parcheggi auto, lo spazio occupabile è per un massimo di 2 stalli.

Se una attività ha già una concessione, rimanendo assicurata la condizione minima dei 12 metri lineari o dei 2 stalli di sosta: fuori dal centro storico lo spazio può aumentare del 50%, dentro il centro storico lo spazio può aumentare del 25%.

Dove e come può essere fatto

Nelle aree già pedonali, lungo i marciapiedi se resta lo spazio di almeno un metro per il passaggio pedonale e sul fronte esercizio se comporta l’utilizzo fino ad un massimo di due stalli di sosta. E in questi casi con una semplice comunicazione.

Nel centro storico però verrà dal Disciplinare definito un termine per effettuare le comunicazione che sarà esecutiva decorsi dieci giorni. Ciò per consentire alla Direzione Mobilità, se necessario, di valutare piani compensativi della sosta.      

Altre tre casistiche saranno soggette ad autorizzazione

Innanzitutto, la presentazione di un progetto da parte di più attività, ossia il progetto Unitario. In caso di presenza di più esercizi attigui che insistono sulla stessa piazza o strada viene presentato un progetto da più operatori aventi titolo a richiedere l’occupazione dell’area. Il progetto  può essere sviluppato anche in area pubblica o giardino pubblico nelle immediate vicinanze dell’area in cui insistono gli esercizi.

Poi, i progetti speciali con i quali l’esercente che non ha alcuna possibilità di ottenere suolo pubblico sul fronte del proprio esercizio può richiedere l’utilizzo di un’area o di uno stallo di sosta o di un’area verde in prossimità dell’esercizio entro la distanza massima di 50 metri, purché non vi sia altro esercizio nelle vicinanze.

Potranno infine essere richiesti da più attività insieme progetti di pedonalizzazione temporanea di un’area pubblica. In tal caso le occupazioni relative alla chiusura temporanea di strade in orari limitati e predefiniti, che saranno definiti nel disciplinare, finalizzata all'occupazione del suolo pubblico sono ammissibili mediante progetto unitario soggetto a valutazione da parte degli uffici competenti; qualora non sia possibile garantire una corsia di transito per i mezzi di soccorso avente larghezza minima di m. 3,50 l’autorizzazione sarà subordinata al recepimento delle indicazioni che saranno dettate dalla Prefettura. In questo ultimo caso, potranno aderire anche negozi del commercio e dell’artigianato.    

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“Lo abbiamo promesso e lo facciamo in tempi record – commenta il sindaco Dario Nardella -. E' un piano che dà la possibilità di lavorare meglio e in sicurezza alle nostre attività così duramente colpite dalla crisi, per creare le condizioni affinché in centro e in ogni zona della città si torni a vivere sempre con attenzione alla sicurezza sanitaria”.

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