Il risparmio dei fiorentini alla prova del Coronavirus

Le preoccupazioni per il Covid-19 si estendono anche alla sfera del risparmio familiare. Gli esperti consigliano prudenza anche se non tutto è negativo

Foto di Jakub Orisek da Pixabay

Italia chiusa per Coronavirus. Una situazione imprevedibile un mese fa ma che ormai inizia a farsi sentire anche sul territorio, gettando incertezza sul risparmio dei fiorentini. A poco più di due settimane dall’inizio del contagio, infatti, quelle legate alla salute non sono più le sole preoccupazioni generate dalla pandemia. A certificarlo oggi ci sono anche i primi dati: secondo uno studio condotto da Cerved, un’azienda su dieci rischierebbe il fallimento nel caso in cui l’emergenza non si arrestasse entro l’anno con conseguenze che potrebbero essere ancor più drammatiche in un’area fortemente produttiva e orientata al turismo come quella fiorentina.

Un’ulteriore conferma di questo trend negativo arriva poi dai mercati finanziari. Dopo un 2019 che l’aveva incoronata regina delle Borse globali, Piazza Affari registra numeri da bollino rosso nelle ultime sedute e ha bruciato 14 mesi di guadagni, facendo segnare le peggiori performance dai tempi della crisi del 2008. Milano, però, non è sola: tutti i listini europei hanno messo a segno performance negative a doppia cifra, a causa di una volatilità che ha colpito anche Wall Street.

“I risparmiatori del territorio ci stanno chiedendo con forza di guidarli nelle strategie per proteggere sia i patrimoni familiari che quelli legati all’impresa – commenta Alessandro Mauri, Area Manager di Banca Generali Private in Toscana ed Emilia-Romagna, che aggiunge – il momento dei mercati è certamente complesso e la forte volatilità invita alla prudenza affidandosi a professionisti esperti nel valutare le posizioni del risparmio. In questa fase ci arrivano dalle famiglie del territorio tante richieste sugli investimenti ed è importante superare i rischi legati all’emotività per concentrarsi sugli obiettivi di lungo termine, controllando sempre al meglio il livello di diversificazione geografica e di decorrelazione tra le diverse asset-class”.

La storia e le statistiche ci dicono che nel lungo termine i mercati hanno sempre reagito positivamente anche di fronte a crisi sul modello di quella attuale, facendo recuperare in poco tempo il terreno perso in precedenza. Nel 2009, l’influenza suina che partì dal Messico fece perdere pesantemente l’indice Msci Mexico che però nei tre mesi successivi salì addirittura del 25,7%. Comportamenti simili furono poi replicati dai mercati sia nel 2014 con Ebola che nel 2016 Zika. Se si guarda poi il caso più simile al Coronavirus, i numeri possono indurre ancora di più all’ottimismo: nel 2003, infatti, l’epidemia di Sars bruciò oltre 25 miliardi di dollari di Pil cinese che però furono rapidamente recuperati una volta cessato l’allarme mentre il principale indice borsistico - l’Msci China index – perse l’8,6% in due mesi prima di rimbalzare addirittura del 31%.

“L’attuale fase di correzione dei mercati non deve indurre al panico o a disinvestimenti irrazionali – commenta ancora Mauri – “certamente alcuni titoli come le obbligazioni governative hanno raggiunto livelli minimi di rendimento molto accentuati sull’ansia del momento, e le azioni hanno corretto velocemente, ma non dimentichiamo che non siamo comunque lontani dai massimi toccati solo poche settimane fa. E’ importante guardare alle asimmetrie di mercato e valutare le opportunità di alcuni settori come ad esempio il mondo del pharma o delle garanzie finanziarie solo per fare alcuni esempi. Complessivamente sempre meglio affidarsi al proprio consulente e adottare tre semplici regole: rimanere ancorati ai propri obiettivi; non effettuare tante operazioni; mantenere un elevato grado di diversificazione”.

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