Esportazioni, il manifatturiero fiorentino verso la Germania vola: +11%

In 9 mesi le imprese fiorentine hanno esportato verso il Paese di Merkel prodotti per oltre un miliardo di euro

Il dato nazionale è negativo, la manifattura fiorentina in controtendenza: il rapporto di Confartigianato Imprese

La locomotiva tedesca rallenta e l'export italiano verso la Germania soffre. Ma il manifatturiero fiorentino si muove in controtendenza e nei primi tre trimestri del 2019 mette a segno una crescita a doppia cifra delle esportazioni.

Il dato emerge dall'ultimo rapporto di Confartigianato Imprese: nei primi nove mesi del 2019 le imprese fiorentine hanno esportato in Germania beni per un valore superiore al miliardo di euro e registrato una crescita percentuale costante trimestre su trimestre.

Al 30 settembre 2019 l'export verso la Germania ha registrato una crescita del +11,3% con una performance (+8,6%) che ha migliorato ulteriormente quella già positiva (+7,4%) dei primi due trimestri dell'anno.

Un andamento in netta controtendenza rispetto al dato nazionale: secondo l'elaborazione di Confartigianato Imprese, l'export verso la Germania sta decelerando, con una variazione del +0,4% nei primi nove mesi del 2019, in riduzione rispetto al +0,6% dei primi due trimestri del 2019; nel terzo trimestre dell’anno l’export verso la Germania ristagna (+0,1%).

La provincia di Firenze ha invece soltanto dati positivi: segno che, nonostante in ottobre la produzione industriale in Germania sia scesa dell’1,5% rispetto a settembre (a fronte del -0,5% della media dell’Eurozona), il mercato tedesco apprezza e premia la manifattura fiorentina.

A livello regionale, la Toscana è fra i territori che restano in area positiva, con una crescita del +6% nel terzo trimestre dell'anno.

“E' indubbiamente una buona notizia – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Firenze, Alessandro Sorani – che mostra come le nostre aziende siano capaci di risultati positivi anche in contesti avversi. E' il segno della capacità di innovare, di mantenere solide posizioni sui mercati internazionali, di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Certo non possiamo gioire di un contesto caratterizzato da marcati segni di rallentamento, perché un andamento più disteso delle dinamiche del commercio mondiale e una maggiore vivacità economica della locomotiva europea consentirebbero alle nostre aziende di dispiegare al meglio tutte le loro enormi potenzialità”.

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