Crisi economica in Toscana: collasso degli stipendi e povertà in aumento

Dal 2008 al 2016 reddito pro capite sceso da 20mila 500 a 18mila 700 euro, 45mila in più le persone sotto la soglia del rischio di povertà, 54mila in più quelle in povertà assoluta 

La batosta toccata alla nostra regione a causa della crisi economica è chiara e quantificabile. Il reddito pro capite è sceso da 20mila 500 euro nel 2008 a 18mila 700 euro nel 2016, con una contenuta risalita rispetto al 2013, quando si è toccato il punto più basso. Sono 45mila in più le persone scivolate sotto la soglia del rischio di povertà e sono 54mila gli individui che invece sono entrati nella condizione di povertà assoluta: erano 65mila 663, sono saliti a 119mila 517, in termini di famiglie sono oltre 53mila (nel 2008 erano quasi 32mila).

Le situazioni di deprivazione materiale, ovvero di impossibilità di soddisfare bisogni primari – ad esempio il riscaldamento della propria abitazione, o un pasto che assicuri il necessario apporto calorico –, sono poco meno che raddoppiate: dal 3,9 al 7 per cento. Sono 615mila le persone che vivono in una condizione di vulnerabilità, perché a rischio di povertà o di esclusione sociale, 44mila in più rispetto al 2008. Questi i dati che emergono da una ricerca sul fenomeno dell’usura e sul sovraindebitamento in Toscana, effettuata dall’Irpet su proposta della seconda commissione del Consiglio regionale, presieduta da Gianni Anselmi (Pd). Ricerca che rappresenta l’avvio di un lavoro del Consiglio regionale per sostenere persone e imprese cadute nell’usura o esposte al sovraindebitamento, conseguenze dell’impoverimento determinato dalla crisi economica.

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L’iniziativa è della vicepresidente Ilaria Bugetti (Pd). “Il tema riguarda le imprese e i singoli cittadini e chiama le istituzioni a cercare risposte valide. L’impulso – spiega la consigliera – è arrivato dalla realtà di Prato, ma interessa tutti i territori della nostra regione”. Dove emergono aspetti di scarsa omogeneità nei territori: a Livorno sono principalmente i cittadini a cadere nell’indebitamento non sostenibile, a Prato sono prevalentemente le imprese.

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