Triplica il numero d'italiani poveri nella Provincia di Firenze

Uno studio condotto dalla Caritas dimostra l'aumento della presenza di italiani poveri. In oltre tre anni il numero di coloro che si avvicinano per necessità ai centri Caritas è addirittura triplicato, molti gli anziani ed i lavoratori

Sono sempre più italiani e sempre più poveri. Un dossier presentato dalla Caritas Diocesana in collaborazione con l'Università di Firenze dimostra l'incremento della povertà nella Provincia di Firenze nell'arco di quattro anni dal 2006 al primo semetre del 2010.

Il 2009  - Nel corso del 2009 sono transitate dai Centri d’Ascolto o dalle strutture della Caritas in rete 8.733 persone. Si tratta, rispetto all’anno precedente, di un incremento di poco inferiore alle 1.300 unità (pari al 17,4%) mentre, rispetto al primo anno di riferimento  il 2006  si assiste ad un incremento di oltre il doppio, di poco inferiore al 110%.  
Sono colpite sia la componente italiana che quella straniera, tradizionalmente la più consistente. Se tuttavia andiamo a considerare gli incrementi relativi, scopriamo che mentre il numero degli stranieri aumenta tra il 2006 ed il 2009 del 99%, quello degli italiani subisce un incremento pari al 199,1%. I dati del  primo semestre del 2010 mostrano come questa tendenza all’incremento relativo della componente italiana venga ulteriormente rafforzata: gli italiani diventano infatti oltre il 16% del totale.
In linea generale, l’utenza appare costituita in modo nettamente prevalente da uomini (62,5%) con differenze quasi impercettibili riguardo alle due componenti italiana e straniera.
Dal confronto 2006 - 2009 emerge come, nel caso degli stranieri questa divaricazione tra generi è il frutto di una riduzione repentina tra il 2006 ed il 2007 della componente femminile a cui segue un parziale recupero nel biennio successivo che porta ad un nuovo superamento della soglia del 40% nel primo semestre del 2010; nel caso degli italiani ci troviamo di fronte ad un costante incremento tanto in termini assoluti quanto percentuali del peso delle donne che, partite da un 24% del 2006, raggiungono nel 2009 il 37%, percentuale che subisce un ulteriore, lievissimo incremento nel primo semestre 2010. I dati confermano dunque una evidenza di carattere generale e cioè che quanto più quello della povertà è un fenomeno che tocca trasversalmente le varie componenti sociali, tanto maggiore è la possibilità che siano le donne (sole o in rappresentanza di una famiglia) a rivolgersi ai centri per ricevere aiuto.

CHI - Dal punto di vista anagrafico, gli italiani, uomini e donne, tendono ad avere una composizione tutta polarizzata nelle fasce adulte e anziane mentre i giovani non rappresentano che una quota minoritaria; gli stranieri presentano una maggiore differenziazione sulla base del genere ed una netta prevalenza dei giovani rispetto agli anziani. Le ragioni che spiegano questi profili sono piuttosto evidenti: sugli italiani incide la protezione del welfare e della famiglia di cui godono giovani e giovanissimi.


 

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PROFILI  - Quello che appare con maggiore evidenza è quello degli uomini italiani per i quali l’aspetto connotante è rappresentato dall’elevata percentuale di celibi (47,3%), dunque soggetti che offrono maggiori potenzialità di sperimentare una vulnerabilità di tipo relazionale (meno legami e legami meno forti), tendenzialmente non hanno figli e vivono soli, magari in alloggi di fortuna o in accoglienza. Il secondo profilo è invece quello delle donne italiane dove è proprio la componente definita a partire da una rottura (più o meno volontaria) del vincolo matrimoniale a costituire l’elemento caratterizzante in una logica comparativa (25,1%); si tratta spesso di madri sole con figli. Il terzo profilo è quello tipico delle donne straniere in cui domina la componente delle coniugate, quasi sempre con figli conviventi che vivono in un nucleo familiare eed in una casa in affitto, che rappresentano poco più della metà del totale. Il  quarto profilo, infine è quello degli uomini stranieri dove troviamo una caratterizzazione meno marcata: sembrano sommarsi qui, per certi aspetti, tanto le caratteristiche peculiarmente maschili - una consistente quota di celibi – e degli stranieri – elevata presenza di coniugati.


PROBLEMATICHE - Dai dati traspare poco la natura multidimensionale del fenomeno povertà: quello di natura economica, per quanto diversamente declinato (dalla povertà grave alla difficoltà di far fronte ad esigenze eccezionali) è il problema nettamente prevalente.
 La tematica abitativa – va ricordato che in termini assoluti resta costante mentre in termini percentuali si riduce rispetto al passato la componente di chi vive in alloggi di fortuna, mentre in costante crescita, soprattutto tra le donne, sia italiane che straniere, la quota di chi vive in affitto o addirittura in una casa di proprietà – e, soprattutto del lavoro vengono ad assumere una rilevanza fondamentale.

Tra gli italiani sembra farsi sempre più spazio una componente di soggetti che, pur essendo occupati, vivono situazioni lavorative precarie o comunque non tali da metterli al riparo dal rischio povertà: quelli che vengono definiti working poors passano, infatti, dal 5,5% del 2006 al 13,5% del primo semestre del 2010. Riguardo agli stranieri emerge invece, da un lato, un elevato grado di partecipazione al mercato del lavoro con una quota di inattivi che tocca appena il 2,7% nel primo semestre del 2010dall’altro, le crescenti difficoltà a trovare un’occupazione che peraltro, oltre alle condizioni materiali di sopravvivenza, consenta anche la regolare permanenza sul territorio nazionale.
 

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