Commercio: consumi al palo e negozi sfiduciati in Toscana 

Confcommercio sprona: "Serve flat tax ragionevole" 

Cala la fiducia delle imprese toscane nel settore del commercio. Nei primi sei mesi del 2019 il 44% degli operatori ha ravvisato un peggioramento dell'andamento dell'economia italiana, mentre solo il 5% si è detto più ottimista. Un terzo delle imprese, inoltre, ha lamentato un calo del fatturato. È quanto emerge dal rapporto dell'osservatorio congiunturale di Format Research presentato oggi da Confcommercio ai Firenze. Il quadro complessivo vede anche delle luci: il terziario si è rivelato l'unico settore che nel 2018 ha visto un saldo positivo di 1.929 unità fra imprese nuove e cessate. Inoltre i dati occupazionali testimoniano un ulteriore consolidamento delle stabilizzazioni. Secondo quattro aziende su cinque le condizioni del mercato del lavoro sono migliorate. Tuttavia le debolezze tendono a prevalere, specie in un'ottica futura.

Le due fragilità maggiori riguardano il rapporto con le banche, a causa dell'irrigidimento delle condizioni per l'erogazione del credito rispetto al passato: appena un'impresa su cinque ha chiesto un finanziamento e nel 48% dei casi per far fronte a esigenze di liquidità e di cassa. Ma la maggiore apprensione è legata alla stagnazione dei consumi interni.

Un concetto che viene esplicitato dalla presidente di Confcommercio Toscana, Anna Lapini: "Una cosa è certa, dobbiamo assolutamente smuovere questo mercato interno e per farlo bisogna abbassare le tasse, non aumentare l'Iva e mantenere le clausole di salvaguardia. Questo è il compito per il quale ci battiamo, cercando allo stesso tempo come imprenditori di essere professionali, di offrire ricerca, serietà e legalità in modo da trovarci pronti". Del resto, insiste sul punto, "se i consumi interni non ripartono il contraccolpo per noi sarà duro con l'export appeso al filo delle politiche internazionali". 

L'aumento dell'Iva, avvisa poi Lapini, "aggraverebbe ulteriormente le cose". Un contributo positivo potrebbe giungere dall'implementazione della riforma fiscale: "Una flat tax seria che preveda un range di tasse misurabili, programmabili e ragionevoli da sostenere per un'azienda- prosegue- potrebbe essere una cosa ragionevole, ma va vista in concreto". 
 

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