'Zone rosse', scatta il primo allontanamento ma è polemica: “Stavo andando al lavoro”

La donna, fatta allontanare dalla fermata, ha riferito che stava aspettando l'autobus. Aumentano le critiche contro il provvedimento del prefetto

“Stavo andando al lavoro”. Questo ha riferito la prima persona colpita dagli effetti dell'ordinanza sulle 'zone rosse', emessa una settimana fa dalla prefetta Laura Lega e che ora Salvini vorrebbe estendere a tutta Italia.

La donna è stata fatta allontanare dalla pensilina di piazza della Stazione, dove ci sono le fermate degli autobus. Così si legge su La Nazione di oggi, che riferisce dell'episodio accaduto.

I fatti sono avvenuti, scrive il quotidiano fiorentino, lo scorso martedì pomeriggio, intorno alle 17, quando gli agenti di polizia del commissariato di San Giovanni, in applicazione dell'ordinanza, hanno chiesto alla donna di allontanarsi.

La donna ha un vecchio precedente per lesioni e secondo l'ordinanza chiunque sia stato denunciato in passato, per spaccio, percosse, lesioni, rissa, danneggiamento e commercio abusivo ha il divieto di “stazionare” in 17 zone rosse, tra cui rientra appunto anche piazza della Stazione (c'è chi ha fatto notare che l'ordinanza non riguarda chi è stato denunciato, per esempio, per violenza sessuale o omicidio).

Contro il provvedimento - per la cui violazione si può essere denunciati penalmente - si sono levate molte critiche. La donna, peruviana, con regolare permesso di soggiorno e impiegata in una ditta di pulizia, ha detto che stava aspettando i mezzi pubblici per andare al lavoro.

Magistratura democratica nei giorni scorsi ha duramente criticato l'ordinanza della prefetta, parlando di un atto che “mina lo stato di diritto, perché limita fortemente la libertà di movimento, solo per essere stati denunciati, non condannati”.

A livello politico si registrano posizioni differenti. Se il sindaco Dario Nardella ha detto che “le zone rosse aiutano. Non va fatto confusione né bisogna creare equivoci: non è un provvedimento che lede la libertà di movimento e soprattutto non colpisce i cittadini onesti”, dure critiche sono arrivate da sinistra, dalla candidata sindaca della sinistra Antonella Bundu e da Potere al Popolo, che domani alle 18 organizzerà un presidio di protesta in piazza Ciompi.

Commenti favorevoli invece da destra. “Se il provvedimento è stato emesso significa che ce n'era bisogno”, ha commentato il candidato sindaco del centrodestra Ubaldo Bocci. Il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Paolo Marcheschi è andato oltre, affermando che “tutta la città di Firenze dovrebbe essere considerata 'zona rossa'”.

Con una nota uscita oggi sul proprio sito internet, che riportiamo qui sotto, i magistrati della sezione toscana di Area Democratica hanno criticato duramente l'ordinanza.

“L’ordinanza del Prefetto di Firenze – si legge nella nota pubblicata -, rappresenta una “nuova strategia” ideata per consolidare le tradizionali azioni di prevenzione e di contrasto della criminalità non solo per assicurare la “massima sicurezza”, ma anche per elevare la “percezione di sicurezza”. 

Lo strumento utilizzato è inedito: il divieto di stazionamento in alcune aree urbane da parte di persone già denunciate (e non necessariamente già condannate!) per la commissione di alcuni reati, conferendo alle forze dell’ordine “ulteriori strumenti di natura straordinaria”.

Tra i reati a base del divieto vi sono anche le violazioni alla disciplina del commercio su aree pubbliche.

Ora, se è già difficile immaginare il collegamento tra venditori abusivi e pericolo per la sicurezza, le cronache locali sono tragicamente impietose nel dimostrare che negli anni a Firenze i venditori abusivi sono stati non autori, ma vittime, addirittura di omicidi (Samb Modou e Diop Mor uccisi il 13.12.2011 in Piazza Dalmazia, Idy Diene ucciso il 5.3.18 sul ponte Vespucci).

Per la prima volta un provvedimento prefettizio impone un generale divieto, destinato ad intere categorie di persone, di percorrere o stazionare in certe strade o piazze della città, sollevando seri dubbi di legittimità costituzionale (già evidenziati dal comunicato della Camera Penale di Firenze del 16 aprile 2019).

Da un lato limita la libertà di movimento delle persone prevista dall'art. 16 Cost., il quale consente limitazioni solo con legge, per motivi di sanità e sicurezza, ma non con atto amministrativo del Prefetto. Dall'altro le forze dell’ordine, per effetto dell’ordinanza, potranno allontanare taluno dalla zona rossa sulla base di accertamenti sommari e senza possibilità di controllo da parte di un giudice, in mancanza di un atto scritto che possa essere sottoposto al controllo giurisdizionale, con effetti diretti di limitazione della libertà personale, in violazione dell’art. 13 Cost.

Ma lo strumento introdotto con l’ordinanza del Prefetto è anche privo di efficacia. Con essa non si protegge la sicurezza dei residenti, né dei turisti e, al contrario di quanto proclamato, si avrà l’effetto di aumentare la percezione di insicurezza di tutti coloro che non vivono nelle aree oggetto del provvedimento.

Decenni di ricerche (urbanistiche, giuridiche, sociologiche e criminologiche) hanno dimostrato che la sicurezza urbana si garantisce con una pluralità di strumenti tra i quali non figura quello dello spostamento di persone indesiderate dalle aree più in vetrina verso quelle più periferiche, solo perché non frequentate da turisti. 

Spostare i fattori di rischio, nascondendoli altrove, rischia di creare le zone nere per proteggere le zone rosse.

Ed invece il dispendio significativo di risorse umane delle forze di polizia sarà senza contropartita. Nessun risultato apprezzabile dai cittadini è prevedibile che si realizzi.

E’ sempre bene ricordare che le libertà si perdono a poco a poco, quasi senza accorgersene.

Al contrario, in uno stato democratico, per le autorità responsabili dell’ordine pubblico la sfida è quella di garantire il massimo di sicurezza possibile per tutti, senza pregiudicare i diritti e le libertà fondamentali che costituiscono il nucleo identitario della nostra Costituzione.

Area democratica per la Giustizia invita la città di Firenze ad una riflessione pubblica sul tema, e si dichiara fin d’ora intenzionata a promuovere un dibattito fra magistratura, avvocatura, università e le autorità amministrative locali che vorranno partecipare”. Firmato Area Democratica per la Giustizia sezione Toscana

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