Crac Ccf, da Verdini gestione "imprudente" e "spregio delle regole"

I giudici nelle motivazioni di condanna per il senatore di Ala: "rischiosi" i finanziamenti a Btp

"Imprudente quanto ambiziosa". Così definiscono la gestione dell'ex Credito cooperativo fiorentino i giudici del tribunale di Firenze nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno condannato Denis Verdini a nove anni. Per i giudici, la gestione è stata "seguita dalla consapevolezza maturata dapprima dal senatore Verdini e, subito dopo, quanto meno a partire dal settembre 2008 anche dal management, di un imminente disastro ormai inevitabile e reso poi palese dall'ispezione della Banca d'Italia del 2010".

I giudici toccano un altro importante punto, che riguarda i rapporti con un gruppo imprenditoriale conosciuto a Firenze. "Anche dopo la percezione della fortissima crisi del gruppo Fusi Bartolomei, Ccf aveva continuato a sostenere i due imprenditori, nella piena consapevolezza della precarietà della loro situazione", si legge nella sentenza. "L'intero management e lo stesso collegio sindacale", per i giudici, erano "perfettamente a conoscenza" di quanto avveniva, "non solo in termini astratti, ma specifici e concreti". I finanziamenti concessi alla Btp non sono quindi state solo operazioni "rischiose, ma viziate da una scelta ostinata, consapevole e testarda".

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Per quanto riguarda la le condotte del senatore di Ala sui finanziamenti all'editoria, secondo il collegio Verdini non ha preso "le distanze da quei fatti" e in alcuni casi c'è stato un tentativo di "delegittimazione" anche "degli ispettori della Banca d'Italia" oltre che dei commissari straordinari. "Nell'individuazione di una pena congrua e adeguata al fatto concreto" non era possibile prescindere "dalle dimensioni della vicenda, dalla gravità enorme del fatto ricostruito, dalla patologia dei finanziamenti concessi, dall'indifferenza verso la vigilanza e dallo spregio delle regole", conclude il collegio. 

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