Coronavirus: tende e gazebo fuori dagli ospedali

Da sabato eseguiti e verificati 58 test in Toscana, tutti negativi. Sono attesi 700 rientri da possibili zone di rischio, la paura è che alcuni non abbiano un alloggio fisso

La task force della regione Toscana tra le varie misure di sicurezza ha deciso di organizzare tende e gazebi davanti agli ospedali - che ne faranno richiesta - per creare una zona di pre-triage, in modo da far indossare la mascherina alle persone per le quali questa misura viene ritenuta necessaria, prima che arrivino dentro al pronto soccorso, rende noto Adnkronos.

Alla riunione degli esperti - guidata da Emanuela Balocchini, dirigente del settore prevenzione collettiva della Regione -, che si è tenuta questo pomeriggio, ha partecipato anche il presidente Enrico Rossi.

Ad occuparsi del montaggio dei gazebo la Protezione civile, questo servirà ad alleggerire il lavoro del pronto soccorso e aumenterà la sicurezza. Inoltre sono state date indicazioni precise alla Asl sulle mascherine da dare ai medici di  medicina generale e pediatri di famiglia. Estar (ente di supporto tecnico amministrativo regionale) si è attivato con una serie di contatti con i fornitori, per poter disporre in tempi rapidi di mascherine chirurgiche in tnt (tessuto non tessuto), per poter far  fronte alle necessità, si legge ancora nella nota di Adnkronos. Si prevede l'arrivo di 600.000 pezzi entro la settimana, e di ulteriori consistenti quantitativi nelle prossime settimane.

I laboratori di virologia e microbiologia saranno in funzione 7 giorni su 7, 24 ore su 24, come scritto sull'ordinanza regionale di domenica 23 febbraio. Il lavoro sarà riorganizzato (per permettere questa continuità) nei laboratori delle tre aziende ospedaliero-universitarie di Careggi, Pisa e Siena. Da sabato a oggi i tre laboratori hanno fatto 58 test, risultati tutti negativi.

Cinesi in rientro dalla Cina: Rossi chiede chiarezza

La Regione ha incontrato il consolato cinese per fronteggiare l'emergenza Coronavirus. Il presidente Rossi ha richiesto l'incontro per avere risposte concrete su due temi: avere l'elenco delle persone che devono ancora tornare in Toscana e quante di queste non siano in possesso di un alloggio, poichè in tal caso queste non possono tornare in Toscana.

L'elenco dei nominativi però ancora non è arrivato, si legge in una nota, e sul secondo punto il consolato ancora non ha risposto. Così il presidente Rossi ha deciso di investire della questione il Governo inviando una lettera firmata anche da Matteo Biffoni, sindaco di Prato e presidente di Anci Toscana. La missiva è già stata inviata a Palazzo Chigi, indirizzata al ministro della Salute, degli Affari esteri e al commissario straordinario e capo della protezione civile Borrelli.

"Abbiamo appreso dagli organi di stampa - scrivono Rossi e Biffoni - che circa 500 lavoratori cinesi e italo-cinesi a Prato e circa 200 a Firenze starebbero rientrando dalla Repubblica popolare cinese per riprendere la loro attività presso il distretto del pronto moda della Toscana centrale e che una parte degli imprenditori, per il tramite di un loro rappresentante, Xu Quilin, si sarebbero dichiarati indisponibili a provvedere, come di consueto, ai loro alloggi alle condizioni preesistenti, facendo così venir meno un domicilio certo".

La problematica abitativa andrebbe poi di pari passo con quella sanitaria in quanto la "permanenza domiciliare" è il primo passo per chi torna da aree a rischio, anche per chi non mostra sintomi. 

Tutti i viaggiatori sono obbligati a segnalare il loro rientro: l'obbligo vale per chi torna dalla Cina, dai Paesi in cui la trasmissione dell'infezione è significativa e dai comuni italiani già oggetto di quarantena.

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Il consolato cinese, nonostante non abbia ancora risposto, ha ribadito la disponibilità nel continuare a contribuire alla diffusione nella comunità cinese toscana di tutte le informazioni utili circa le misurepreventive da adottare per ridurre il rischio di contagio. 

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