Taxi, il giorno della protesta fiorentina / FOTO

"Vogliono toglierci il lavoro. Le tariffe? Non le stabiliamo noi ma l'amministrazione comunale"

"Fai una foto alle macchine, scrivilo che abbiamo garantito il servizio minimo”. Non ci stanno a fare la parte dei cattivi, in questa storia dall'epilogo ancora indefinito, i tassisti fiorentini. Dopo giorni di muro contro muro a Roma ed in altre città, prende il via anche nel capoluogo toscano la protesta delle auto gialle, per quanto la vicenda fiorentina sia, al momento, ben lontana dall'assumere alcuni connotati violenti fatti registrare proprio in queste ore nella capitale, con lanci di uova all'indirizzo della sede del Pd e conseguente carica da parte della polizia.

Fuori dalla stazione Santa Maria Novella, le macchine ci sono. Sono destinate a garantire quel servizio minimo rivolto a persone con disabilità ed alle donne in gravidanza, oltre alla copertura garantita per gli ospedali. Tutto volontario e gratuito. Gli altri, nessuno escluso, vengono indirizzati verso gli autobus o le corriere, con inevitabile disappunto dei tanti turisti appena sbarcati nella culla del rinascimento. Niente scene di isteria collettiva, i tassisti spiegano ad ogni viaggiatore le motivazioni della propria protesta, con l'idea di minimizzare il danno di immagine. Un cliente insoddisfatto, difficilmente si affiderà nuovamente al vettore che lo ha lasciato a piedi.

“Faccio questo lavoro da 25 anni – dichiara ancora un tassista affiliato alla sigla 43 90 che ha però preferito rimanere anonimo – e “questi” me lo voglio togliere.” “Questi”, sono il governo Gentiloni, nelle figure del Ministro dell'Economia Padoan, di quello dei Trasporti Delrio e di Linda Lanzillotta, promotrice dell'omonimo emendamento che vorrebbe allargare le maglie – strettissime – del trasporto pubblico. A prendere la parola in maniera ufficiale ci pensa invece Cristiano Storchi, vicepresidente dell'altra linea di taxi fiorentina, 42 42, che da sempre ha dimostrato piena condivisione d'intenti con i colleghi dell'altro centralino. Le posizione rispetto al Ministro Padoan invece, che proprio oggi ha parlato di come “aumentare la concorrenza significhi aumentare la crescita”, resta ancora lontanissima.

“Il nostro non è un mercato normale perchè lavoriamo con tariffe amministrate, quindi quando si parla di allargamento e concorrenza, di solito ci si riferisce ad un mercato regolato commercialmente, con una concorrenza fatta sui prezzi. I taxi sono un mezzo di trasporto che viaggia su tariffe regolate dalle amministrazioni comunali, quindi già questa è una clausula sulla quale si potrebbe discutere.”

Insomma, per quanto riguarda la questione tariffe, la risposta è una sola: citofonare a Palazzo Vecchio. “Le tariffe non vengono fatte casualmente – prosegue Storchi – ma su molti parametri, come il costo della vita. Firenze, Milano, Venezia, sono le città più care d'Italia, quindi come le case costano di più, in proporzione, la stessa cosa avviene sui servizi.”

La protesta in salsa fiorentina si muove quindi su posizioni soft, ma compatte e condivise. Difficile trovare un taxi oggi. “Puoi provare – tenta di rassicurare Storchi – sicuramente un operatore ti risponderà.” Insomma, la telefonata non sarà a vuoto, al contrario dell'attesa per la corsa. 

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Sul futuro, nessuno si sbilancia: oggi, a Firenze, si sono tenute due assemblee, ma l'attesa è tutta per l'esito della consultazione romana per decidere il da farsi. Il nodo del contendere è il discusso emendamento Lanzillotta, che i tassisti contestano sia nel merito quanto nella forma. Non è piaciuta, infatti, la votazione notturna della proposta, definita con un eufemismo e parecchi risolini “furbesca”. I tassisti sono i primi a voler tornare a lavorare anche perchè ad ogni protesta “segue un calo del lavoro per almeno una decina di giorni”, ma quel che conta, adesso, è la volontà di chiudere il tavolo delle trattative.

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