Tav, scavi Belfiore: viaggio da Firenze a una discarica di Roma

Dove vanno i camion della discordia che escono dai cantieri Tav di Rifredi? Uno lo abbiamo seguito ed è arrivato fino alla capitale in una discarica in località Selvotta

La pesa all'arrivo in discarica

Dove sono diretti i camion che escono dai cantieri della Tav a Rifredi? Se lo chiedono in tanti, ma un nome preciso per adesso non si è sentito. Così noi di Firenze Today abbiamo deciso di seguirne uno, dalla partenza allo scarico. Per far questo ci siamo messi alle calcagna di uno dei tanti bestioni, uno a caso. Un autocarro  partito dal rione Lippi che, dopo diverse ore e circa 290 chilometri verso sud, è approdato in una discarica di Roma. Precisamente nella discarica di rifiuti inerti Quattro “A” srl, in località Selvotta, una minuscola frazione, quasi invisibile,  nella periferia estrema della capitale.

Cantieri e terre di scavo. Tema caldissimo qui a Firenze, rovente. L’Ad di Trenitalia, Mauro Moretti, lunedì ha avviato il conto alla rovescia per l’inizio dei lavori di scavo del tunnel sotterraneo lungo poco meno di 8 chilometri che taglierà la città da parte a parte: “Nel giro di un mese o due inizieranno i lavori di scavo”. L’enorme fresa Monnalisa, la talpa che i tecnici stanno montando pezzo dopo pezzo all’interno del cantiere di Campo di Marte, sta in pratica già affilando i ‘denti’. Intanto procedono i lavori per le opere propedeutiche alla realizzazione di quest’opera mastodontica, come quelli effettuati dentro i cantieri del lotto 2 del progetto esecutivo. Per questi interventi si intende la “realizzazione del camerone e delle opere fuori terra della stazione AV e di un sottopasso della nuova fermata Circondaria”, come riportato nel sito web dell’Osservatorio ambientale fiorentino, nella sezione ‘Attività in corso’. In pratica: opere di sostegno, diaframmi, pali di vari diametri, opere in calcestruzzo armato ed in acciaio, scavi a cielo aperto. Si scava quindi, non con la talpa ma si scava. E quando si scava c’è subito un problema da affrontare: le terre e la loro ubicazione. Si toglie per metterci qualcos’altro. Ma il tolto non si volatilizza, va riposto in altre aree.

Da qui le forti prese di posizione. Polemica su gomma, quella che corre veloce sulle ruote dei camion utilizzati per il trasporto di terre e materiali di scavo. Una controversia accesa che poggia su due capisaldi che nei giorni si sono rafforzati. Il primo, il numero dei mezzi che ogni giorno attraversano un pezzo di Rifredi, il cosiddetto rione Lippi, tra problemi di inquinamento ambientale, vibrazioni, rumore e polvere. Per chi abita in via Rigutini e via dei Pescetti, rispettivamente l’entrata e l’uscita dal cantiere, sarebbero un centinaio i camion che transitano ogni giorno. Troppi, secondo un pensiero che in zona si è fatto sempre meno tollerante. Per quel che riguarda il secondo, la storia è un po’ più complicata. Nessuno o pochissimi in città sanno dove siano diretti i camion carichi. Con tanto di interrogazioni politiche cadute nel vuoto  rispettivamente nel Consiglio comunale ed in quello provinciale di Firenze. Stesso discorso vale per tutti i comitati del no alla realizzazione del sottoattraversamento cittadino, che da giorni chiedono a gran voce, senza ottenere risposta, le destinazioni finali di quelle particolari terre che ogni giorno traversano Rifredi. Da questo interrogativo ha preso le mosse il nostro reportage.

La partenza è a Rifredi, appena fuori del cantiere dell’Alta Velocità. Un camion percorre gli ultimi metri del corridoio attrezzato, quello cioè che collega l’area Lippi con Belfiore; sono quasi le 17:00 del pomeriggio. Prima di varcare l’uscita, l’autista del mezzo ferma sopra la pesa per le classiche operazioni di routine. Scende di gabina, ritira i fogli dall’ufficio da ‘campo’, risale, ingrana la prima e pian piano esce dal cantiere. Si tratta di un Volvo 420: motrice blu, cassone chiaro ma sporco, con le sponde alte ed il telone tirato fino in fondo. Sotto il telone, le terre di scavo. Percorre via Pescetti, via Fanfani, Perfetti Ricasoli. Poi punta verso l’autostrada, ma all’altezza di Peretola svolta verso il ponte all’Indiano. Cinque minuti ed è nella Fi-Pi-Li. Pochi chilometri, svolta a destra ed entra nell’A1 passando sotto il telepass di Firenze-Scandicci. Direzione Roma, da qui in poi si va spediti.

Attraversa tutta la Toscana, poi le terre entrano in Umbria ma non si fermano, ancora ci sono un po’ di chilometri da percorrere prima della destinazione. All’altezza della stazione di servizio Tevere Ovest, il camionista mette la freccia e parcheggia nel grande slargo riservato ai camionisti. Sosta lunga, tra cena e riposo. Camion, autista e terre, la notte la passano qui. Alle 6:30 del mattino, con una timidissima luce che rischiara un po’ di tenebra, i pistoni del motore tornano a girare. Appena partito il camion è già nel Lazio, la direzione è sempre la stessa, Roma. Che raggiunge poco dopo, verso le 7,15 del mattino, quando oltrepassa il casello di Roma Nord. Dall’uscita dell’A1, il Volvo blu prende per il Grande raccordo anulare e comincia a girare in tondo lungo il perimetro della città eterna. Poco prima delle 8:00 esce dal grande anello stradale e si dirige verso Pomezia. La strada è la Laurentina, la SP 95/B. Rotonde, contro rotonde, e dopo tanto viaggiare nel largo è la volta di una strada stretta, un po’ dissestata. Pochi chilometri, svolta a sinistra, entra in località Selvotta, una frazioncina che praticamente non esiste tanto è piccola. La strada in asfalto ben presto diventa sterrata. Il camion alza un gran polverone mentre procede sicuro per un discesone che picchia in una collinetta che copre gran parte di Roma. A sinistra del poggio un allevamento di pecore, a destra l’ingresso in discarica. Il camionista a questo punto va cauto, qui la strada è un po’ più sconnessa. Entra dentro, ripassa dalla pesa e vuota il carico. In cinque minuti è già fuori.

Così tutto si consuma in discarica, e quindi il camion trasportava rifiuti speciali. A dirlo è il Decreto legislativo 152/06 negli articoli 184, 185, 186, in cui si considerano rifiuti speciali, e quindi da depositare in discarica, tutte quelle terre ‘contaminate’ durante le operazioni di scavo. Se si scava trattando la terra, in pratica, quella non può essere riutilizzata per riempimenti, rimodellazioni, reinterri, ma può finire solo in discarica. “La caratterizzazione delle terre – afferma il direttore dell’Osservatorio ambientale di Firenze, l’ingegner Giacomo Parenti –  viene fatta direttamente in cantiere. Da lì si procede per la destinazione: discarica o riutilizzo. E’ un bel po’ che le terre viaggiano fuori dai cantieri e non tutte chiaramente sono finite in discarica. Molte per adesso sono state dirette all’interporto di Guasticce, a Livorno, per lavori all’interno dell’area, come previsto dal piano per la gestione delle terre”. Tutto bene parrebbe, solo che a Guasticce, all’interporto Amerigo Vespucci, le terre da qualche settimana non si sono più viste. “E’ da circa un mesetto – afferma il direttore amministrativo dell’interporto Riccardo Gioli – che non riceviamo più terre. Qui da noi comunque sono sempre arrivate via ferro, tramite i vagoni dei treni, mai attraverso l’utilizzo di camion”. Quindi da Firenze a Livorno, tutto sfruttando i binari dei treni. “Abbiamo ricevuto – sostiene Bertini, uno degli ingegneri dell’interporto che si è occupato delle terre – circa 300mila metri cubi di terra che abbiamo riutilizzato per una bonifica idraulica-geotermica di alcune aree di Guasticce. Tutto via treno, da cantiere a cantiere, senza gravare sull’ambiente. Un vero e proprio modello di efficienza”. Dei treni tuttavia, da Rifredi, non se ne vede neanche l’ombra e in questo momento tutto si sposta su gomma.
 

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