Rifredi: anche i bambini provano a fermare i camion della Tav

I residenti di via Pescetti e via Rigutini non ne possono più dei camion che entrano ed escono dal cantiere. Nel sit-in di protesta anche i bambini del rione Lippi

Un momento della protesta

Rifredi, cantiere Tav. Camion che vanno, camion che entrano. Esce la terra, entra il cemento. Scavano nell’area Belfiore, ma il peso dei lavori si registra diverse centinaia di metri più a Nord, dove le grandi manovre del cantiere impattano su parte del tessuto sociale cittadino. Sui chilometri percorsi dai camion ci siamo già occupati in un’ampia inchiesta la scorsa settimana, partita da Firenze ed approdata in una discarica in località Selvotta, a Roma.

Di tutta questa giostra però c’è chi non ne può davvero più: sono i residenti di via Giuseppe Rigutini e Giuseppe Pescetti. Sono soprattutto i bambini del rione Lippi ad essere stanchi del continuo via vai di cisterne e camion. Si perché i bestioni quotidianamente ‘invadono’ Rifredi, lambendo tra l’altro una scuola, tra polvere, vibrazioni e rumori. Tanto stufi da improvvisare una protesta su due piedi, con l’intento di fermare quello che per loro è diventato un peso insormontabile. Una cinquantina tra babbi, mamme, nonni e bambini si sono messi di ‘traverso’ al transito dei mezzi pesanti. ‘Armati’ di cartelli prima si sono schierati in via Pescetti, poi si sono trasferiti davanti all’uscita del cantiere. Più che fermare il corso degli eventi, diciamo che per un paio di ore ne hanno rallentato il consueto ritmo delle operazioni. I camion alla fine, anche se appesantiti da qualche minuto di ritardo, sono comunque passati.

“Non ne possiamo più – racconta una signora del drappello  – dei camion. Non vogliamo più sopportare tutta quella polvere e quel rumore. E non vogliamo che i nostri figli subiscano tutto questo. L’amministrazione ci deve tutelare”. Qui con i camion, in questo pezzo di periferia un dimenticata, gli abitanti sono stati costretti a fare i conti. “Costretti, perché nessuno di noi li avrebbe voluti”, confessa amaro un residente della zona. “Ci avevano assicurato – continua – che le terre di scavo sarebbero partite da Firenze tutte via treno. Invece è dal giugno 2011 che subiamo il peso di un centinaio di camion al giorno. Basta guardare come sono ridotte le nostre strade per farsi un’idea della mole dei transiti”.

L’amarezza aumenta se poi l’analisi di chi vive in quell’area riporta e ricostruisce i fatti. I camion infatti entrano nel cantiere attraverso un piccolo lembo di asfalto, una volta occupato dal ferro della ferrovia. Un piccolo ex corridoio ferrato di collegamento tra i binari di Rifredi e la Nuova Pignone. All’arrivo quindi i mezzi non toccano la zona residenziale. Quello che fanno, invece, quando dal cantiere prendono la via dell’autostrada. La proposta dei cittadini è semplice: rendere a doppio senso di marcia l’ex via ferrata, in maniera che anche i camion diretti a scaricare si dirigano veloci in viale Guidoni senza ulteriori sovraccarichi. Niente da fare. “L’ultimo tratto di questa specie di corridoio senza nome – racconta Carlo, un residente presente al sit-in – non è asfaltato; per questo cavillo i camion debbono fare il giro sulle nostre strade”. Così lasciato quel pezzo di sterrato è inutile, se non fosse per qualche macchina posteggiata.

“Alla fine si tratterebbe di asfaltare una strada morta cinquanta metri. Più volte abbiamo chiesto al Comune di rendere praticabile questa soluzione – continua Carlo – ma l’amministrazione per adesso ci ha sempre risposto picche. Sapete il perché? Ci rimandano al buon cuore di Rfi spiegandoci che è un loro compito, senza tuttavia muovere un dito per trovare una soluzione. Al massimo parlano di permessi agevolati per questa bazzecola di lavoro. Cioè alla fine della fiera chi ci dovrebbe tutelare ci manda a bussare alla porta di chi è a capo del cantiere. Questo, oltre ad essere un paradosso, è davvero inaccettabile”. Ed la storia del bene comune? C’è chi alza le braccia e sorride.

“Non comprendiamo come il Comune possa permettere che si continui a far transitare i tantissimi camion in uscita dal cantiere del Lippi – sottolinea il consigliere comunale di Sel, Tommaso Grassi, tra i volti del presidio – creando seri e gravi disagi alla popolazione senza pretendere che preventivamente fosse stata realizzata la viabilità alternativa lungo la strada sterrata che costeggia l'area dell’ex microonde. Continueremo ad occuparcene in Consiglio comunale sperando che il prima possibile si possa porre fine al disagio della popolazione del Lippi, l'ennesima situazione che rappresenta la dimostrazione di come l'opera della Tav sia dannosa, oltre che inutile, pericolosa e costosa”.

A dar manforte al collega arriva anche la nota di sostegno della consigliera Ornella De Zordo che lancia un monito: “il Comune di Firenze e l'Osservatorio Ambientale, guidato da un dirigente del Comune, hanno approvato un progetto di cantierizzazione clamorosamente in contrasto con quanto a suo tempo valutato. Né il Comune né l’Osservatorio avevano la titolarità di modificare una parte sostanziale di un progetto su cui c'era una autorizzazione condizionata di Ministero dell'Ambiente e Regione Toscana: l’ennesima irregolarità connessa con la partita dell'Alta Velocità? Le conseguenze ora si vedono, e si sentono, come attestano appunto le testimonianze di residenti del quartiere Lippi, ma lo stesso succederà per gli altri cantieri, da via Campo d’Arrigo a via Circondaria”.
 

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