Violenza sulle donne, Camusso: “Serve una rivoluzione culturale”

La Cgil ha lanciato una petizione contro la discriminazione di genere

Susanna Camusso, ex segretaria della Cgil

Ospite d’eccezione, ieri pomeriggio al teatro dell’Affratellamento, Susanna Camusso - attualmente responsabile pari opportunità della Cgil nazionale – che ha partecipato all’iniziativa ‘Il pane, le rose, le spine’ contro la violenza sulle donne organizzata dal sindacato, il coordinamento pari opportunità dell’ordine degli avvocati e l’emittente ‘Controradio’. E’ stata la prima iniziativa voluta dal sindacato in vista del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Sono un po’ stufa di sentir dire che le vittime devono fare le proposte, come se gli autori (gli uomini, ndr) fossero esclusi da questo fenomeno. Dovremmo incominciare a discutere del concetto di complicità. La maggioranza degli uomini, se viene chiesto a loro, non si credono violenti ma nella quotidianità utilizzano un linguaggio e un modo di fare discriminante”, così ha esordito Susanna Camusso sul palco dell’Affratellamento.

C’è un problema culturale: la donna è ancora quella che si veste in un certo modo o non si sa difendere. Ad un uomo non sarebbe mai detto come vestirsi.  Dobbiamo rovesciare questa narrazione”, ha proseguito la sindacalista. “La rivoluzione culturale sarà capire che è molestia anche nel linguaggio, ci sono persone che hanno una grande responsabilità, soprattutto il mondo dell’informazione. Sono convinta che la libertà delle donne è il principale misuratore della democrazia”, ha detto l’ex segretaria nazionale della Cgil.

Camusso ha poi parlato delle discriminazioni sui luoghi di lavoro: “Se ci sono molestie o discriminazioni si genere sul lavoro spesso è una questione derubricata ad essere un problema tra due persone. Abbiamo ancora il problema delle dimissioni in bianco, non si chiederà mai a un uomo se si vuole sposare o fare figli, ma a una donna sì”. E ancora: “Va cacciato dai luoghi di lavoro chi esercita violenza nei confronti delle colleghe”.

Sul palco del teatro sono saliti più interlocutori tra i quali la segretaria generale della Cgil Toscana Dalida Angelini: “Sono 500mila gli iscritti al nostro sindacato, praticamente 1 persona su 7 è iscritta alla Cgil, - prosegue la sindacalista  - è indispensabile che la nostra organizzazione si occupi di questa tema”. All’Affratellamento sono saliti avvocati, psicologi e centri antiviolenza, in particolare è salita sul palco la presidente del centro antiviolenza Luna di Lucca, Daniela Caselli, da cui è partita la petizione poi sostenuta dalla Cgil.

“Occorre fare un lavoro con gli avvocati, bisogna preparare gli avvocati a riconoscere i segni di violenza di fronte alle persone che si rivolgono a noi avvocato”, ha detto Sibilla Santoni, presidente del comitato pari opportunità del Coa Firenze.  E sul codice rosso l’avvocatessa Santoni ha detto: “Il codice rosso non va in difesa delle donne ma è inutile se i tempi di giustizia sono lunghissimi, i tempi sono la principale ingiustizia per le vittime”.

I dati 

Tra violenza domestica e sul lavoro sono almeno 7 milioni le donne che hanno subito violenza in Italia. Nell’ultimo anno 45mila donne si sono rivolte ai centri antiviolenza, oltre 4mila solo in Toscana e le donne tra i 19 e i 29 anni sono in aumento.


La petizione contro la violenza di genere

La Cgil ha lanciato una petizione pensata dal centro antiviolenza Luna di Lucca per difendere il diritto alla riservatezza per le donne vittime di violenza, affinché sul lavoro possano usufruire dei tre mesi di congedo retribuito previsti. Si potrà firmarla in tutte le sedi Cgil della Toscana, o anche sul sito della Cgil Toscana. Per farlo, c’è tempo fino al prossimo marzo, mese nel quale saranno consegnate le firme al Presidente della Repubblica.

Questo tipo di congedo è stato introdotto dal Jobs Act ma ancora non è molto utilizzato, forse anche per la paura di subire una discriminazione sul lavoro nel momento in cui si comunica il motivo del congedo. Ciò è confermato dai dati.

“Dal 2016 al 2019 per quanto riguarda la Toscana solo 56 donne hanno usufruito di questo servizio, a Firenze 31”, sono i dati resi noti dall’avvocato dell’Inps Silvano Imbriaci.
 

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