Strage di piazza Dalmazia, Nardella: “Può succedere ancora” / FOTO

Sei anni fa l'assassinio di Diop e Samb: “Uccisi per il colore della pelle, c'è un fiume di razzismo che va fermato”

Fiori e un minuto di silenzio questa mattina in piazza Dalmazia, nel sesto anniversario della strage che la mattina del 13 dicembre 2011 costò la vita a Diop Mor e Samb Modou, uccisi in mezzo alle bancarelle del mercato a colpi di pistola da Gianluca Casseri, simpatizzante di CasaPound.

Casseri, dopo aver sparato e ucciso Diop e Samb, si recò al Mercato Centrale di San Lorenzo: anche qui iniziò a sparare contro alcuni senegalesi facendo altri tre feriti, tra cui Moustapha Dieng, rimasto tetraplegico in sedie a rotelle, prima di suicidarsi nel garage del mercato sentendosi braccato dalla polizia.

“Diop e Samb avevano una sola colpa, il colore della pelle”, ha detto nel suo intervento il sindaco Dario Nardella, sottolineando il carattere razzista dell'assassinio. “Se nel Paese continua questo clima di razzismo e intolleranza, quello che è successo a Firenze può succedere di nuovo in qualunque altra parte d'Italia”, ha proseguito il sindaco.

In piazza c'è Tommaso Grassi di Sinistra Italiana, mancano invece gli esponenti delle destre cittadine. Non si vede nessuno di Forza Italia, FdI, nemmeno dei 5 Stelle. “Mi dispiace non vedere le forze politiche di destra. O magari Matteo Salvini o Giorgia Meloni (leader di Lega Nord e Fratelli d'Italia, ndr), che minimizzano il comportamento inaccettabile dei naziskin a Como”, prosegue il primo cittadino. La lapide che il Comune ha posto a ricordo dei due senegalesi ammazzati dice: 'Per Mor Diop e per Samb Modou, uccisi da mano razzista e fascista'.

“Quel giorno Casseri ha sparato per uccidere e seminare terrore”, ha proseguito Nardella, attaccando poi “quelle forze di destra che giocano sulle paure delle persone e le strumentalizzano, istigando all'odio e alla violenza. C'è un fiume di razzismo che emerge e sfrutta la paura degli anziani, dei disoccupati, per alimentare una guerra contro il diverso: è un pericolo che va estirpato e non è accettabile che sia sfruttato per la battaglia politica”.

Ad ascoltare in piazza c'è anche Rokhaya, la vedova, in lacrime, di Samb. “Che i razzisti lo vogliano oppure no, noi qui ci siamo e ci resteremo. Casapound avanza, distribuisce volantini e il loro messaggio razzista fa male non solo a noi ma a tutta la comunità fiorentina, ai nostri ragazzi nelle scuole”, dice Diye Ndiaye, assessore alla scuola al Comune di Scandicci e presidente della Comunità senegalese di Firenze.

Infine, prende la parola Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche d'Italia: “Dobbiamo lottare contro chi semina odio e paura, fermare chi getta benzina sul fuoco. Servono responsabilità e parole giuste, anche nel dibattito quotidiano”. Sabato, 16 dicembre, Diop e Samb saranno ricordati da una manifestazione che partirà alle 15 da piazza San Jacopino.

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