Olocausto, la testimonianza delle sorelle Bucci: "Noi sopravvissute alla Shoah"

Il ricordo delle sorelle: "Quando sento un treno merci immediatamente vado a Birkenau, fa un rumore diverso dal treno passeggeri"

Tatiana e Andra Bucci

Occhi dolci e pieni di vita, capelli canuti e corti a incorniciare un volto sorridente che ha molto da raccontare. Le sorelle Bucci, Andra (diminutivo di Alessandra) e Tatiana detta Tati (il cui nome è in realta Liliana), compieranno quest'anno 80 e 82 anni, quando ne avevano meno di 10, per la precisione 4 e 6 anni, furono prese - insieme alla madre, alla nonna, alla zia e al cugino - dalla loro casa a Fiume (Croazia) e deportate nel campo di Auschwitz.

Scambiate per gemelle, vista la loro somiglianza, furono "tenute da parte" insieme ad altri bambini per gli esperimenti del dottor Mengele, forse uno dei motivi della loro sopravvivenza. Ad Auschwitz Birkenau rimasero per 11 mesi, dal marzo 1944 al gennaio 1945, impararono a convivere con la fame, il freddo e la morte, anche quella - presunta - della madre; scopriranno solo nel 1946 che era sempre viva. Prima di arrivare in Polonia fecero tappa nella Risiera di San Sabba, vicino Trieste, luogo utilizzato dai nazisti come lager di transito, detenzione o eliminazione dei prigionieri ebrei e politici.

"Oggi più che mai è necessario ricordare - raccontano le sorelle prima dell'inizio della conferenza in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria a Palazzo Vecchio -. Fino a ieri le testimonianze potevano essere importanti solo per non dimenticare, oggi non sono più così banali visti i tumulti politici e sociali in Italia e nel mondo. Abbiamo il bisogno di testimoniare". Non si tratta di antisemitismo o di razzismo, ma di un odio "contro tutti".

Il ricordo

"Andare ad Auschwitz è sempre una sofferenza, ma quando esco torno la donna che sono oggi. Ricordare è inevitabile anche se - spiega Tati - i miei ricordi sono sempre gli stessi, non sono mai cambiati". Diverso è per Andra "Quando sono a Birkenau sento un peso sullo stomaco e quando esco per me è difficile tornare alla normalità, ho bisogno di qualche settimana".

Il ricordo per Andra "dipende dalle stagioni". Racconta che non molto tempo fa, durante uno dei viaggi in Polonia, hanno ripercorso il viale che porta all'ingresso del campo, "vedere quel viale con gli alberi mi ha catapultata indietro nel tempo, come se fossi di nuovo lì". Ma la memoria si fa vivida non solo in queste particolari occasioni, odori o suoni  fanno riaffiorare il loro vissuto. "Quando sento un treno merci immediatamente vado a Birkenau, fa un rumore diverso dal treno passeggeri", ma questo particolare, spiegano le sorelle, è iniziato ad emergere dopo molti anni, quando erano già grandi.

La nuova vita

"Grazie a nostra madre, agli inizi riusciva a venire a trovarci, che ci ripeteva il nostro nome non siamo diventate dei numeri. E' stata dura rincontrarla. Dopo la liberazione siamo state portate prima a Praga e poi in Inghilterra. Lì qualche mese più tardi ci chiamarono, separate, e ci fecero vedere la foto dei nostri genitori, entrambe li riconoscemmo". Dopo essersi ricongiunte alla loro famiglia non hanno più parlato di quanto successo a Auschwitz nè con la madre nè con il padre - anche lui sopravvissuto alla deportazione -, parlavano solo del periodo in Gran Bretagana quando tornarono a "vivere", ormail "il campo era diventato un ricordo". Era il 1995 quando hanno ripercorso il tragitto per la Polonia, per andare lì dove più di 200mila bambini sono stati sterminati: sono circa 50 i minori che sono sopravvissuti al Kinderblock del dottor Morte.

Andra e Tatiana hanno combattuto i loro mostri, oggi non provano nè rancore nè senso di vendetta, ma vogliono che non si dimentichi.

Le sorelle hanno scritto un libro "Noi, bambine di Auschwitz", pubblicato il 19 gennaio 2019.

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