Sfratti, il dramma di una giovane coppia: “Tre bimbi, finiamo in strada”

I proprietari rivendicano l'abitazione, dopo un lungo periodo di mancati pagamenti

Non sembra dare tregua l'emergenza sfratti in città. Secondo le associazioni degli inquilini si susseguono ad un ritmo di 120-130 al mese. Ieri mattina l'ufficiale giudiziario è arrivato anche nella casa di via Fabbroni dove abitano Renato e Chiara.

La coppia, lui 37 anni e lei 32, ha tre figli piccoli di 7, 5 e 2 anni. “Dopo aver dovuto chiudere l'attività di studio musicale che avevamo lanciato non abbiamo più potuto pagare”, spiegano. Una situazione difficile e intricata. Dall'altra parte ci sono i proprietari che rivendicano l'appartamento, dopo anni in cui di fatto non hanno più ricevuto il canone d'affitto.

La coppia ha preso la casa in affitto nel dicembre 2015. “Ci siamo accordati con i proprietari. Abbiamo fatto ristrutturazioni per 6mila euro in cambio di un anno di pagamenti. Purtroppo era un accordo verbale e non abbiamo prove”, spiega Renato. Una versione che la proprietà smentisce.

La famiglia ha poi pagato l'affitto per circa 6 mesi: “Poi non abbiamo più potuto, non avevamo più lavoro”. I proprietari dal canto loro chiedono di poter tornare in possesso dell'appartamento (una camera con i letti dei bambini, camera dei genitori, ingresso, cucina, bagno), dopo due anni di mancata riscossione delle mensilità (650 euro al mese più 50 euro di condominio).

“Saremmo andati via anche prima, ma non sappiamo dove andare, non possiamo finire in strada con 3 bambini piccoli”, sospira Chiara. Lei ora lavora come agente di commercio: “Sono pagata a provvigione. Se vendo guadagno qualcosa, ma ci sono mesi che non vendo. E i bimbi a cui stare dietro”. Lui ha appena trovato, in prova da due giorni, un lavoro come portiere.

Mentre in cucina va avanti la mediazione tra ufficiale giudiziario, avvocato dei proprietari e famiglia, nella cameretta il più piccolo gioca vestito da uomo ragno. C'è anche una macchinina dei carabinieri tra i giochi. Gli altri due sono a scuola e all'asilo.

La casa è in pessime condizioni: “Impianto elettrico non a norma in cucina, un tubo rotto e perdite nella parete del bagno, muffa nelle camere, avvolgibili delle finestre rotte”, denunciano i due. Ristrutturazioni che i proprietari, non percependo l'affitto, non vogliono eseguire.

Alla fine l'ufficiale concede un altro mese di tempo. L'esecuzione con la forza pubblica slitta a metà novembre. Lunedì scorso, a margine del consiglio comunale, la coppia ha incontrato anche il sindaco Nardella, grazie alla mediazione di Miriam Amato (consigliera di Potere al Popolo): “Ci ha promesso che seguirà il nostro caso”, raccontano.

“Ma negli ultimi due anni il Comune si è disinteressato della situazione, che conosceva”, dice Erica Massa di Usb Firenze, accorsa nella casa di Renato e Chiara all'arrivo dell'ufficiale giudiziario, assieme a militanti del sindacato Asia Usb, arrivati anche da Livorno, per chiedere di evitare lo sfratto.

La soluzione temporanea potrebbe essere un 'alloggio volano', un di quelli messi temporanemaente a disposizione dal Comune in attesa e nella speranza che gli assegnatari di turno trovino una soluzione abitativa.

Una situazione che dimostra almeno una cosa: in città il problema casa resta. “E' una vera e propria emergenza, spesso taciuta. E il Comune invece di investire nel sociale vende le case popolari, come nel caso di via dei Pepi. Casi come quelli di Renato e Chiara - denuncia Massa di Usb -, si ripetono ogni giorno”.

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