Seves, match di improvvisazione teatrale e telecamere di Piazza Pulita di La7 / FOTO

Il dramma di un pezzo importante di Made in Italy. Oltre 250 persone hanno partecipato al match di improvvisazione teatrale che in platea ha visto anche rappresentanti di enti locali e parlamentari

“Ieri sera è andata in onda un'occupazione teatrale della fabbrica” così commenta Bernardo Marasco segretario della Filctem Cgil il primo evento di ViviSeves che si è svolto ieri sera nei locali della fabbrica e che ha visto la partecipazione di oltre 250 persone. Cittadini, enti locali, esponenti di tutto l'arco politico ed alcuni parlamentari. Tutti riuniti insieme per dire 'no' ad un pezzo di Made in Italy che sta morendo.

Oltre ai media locali, ha partecipato al primo evento organizzato dalla Rsu e dai sindacati anche la trasmissione Piazza Pulita di La 7.

La fabbrica ha aperto i suoi cancelli per ribadire come la manifattura di Castello sia viva più che mai e che i lavoratori ma anche i cittadini non si arrendono alla volontà di chiusura senza scampo proposta dalla proprietà.

Un match di improvvisazione teatrale. Due squadre, un tema e una giuria questo il primo evento che è stato organizzato all'interno della fabbrica dei mattoni di vetro cemento.

“C'era il mondo. E' stato divertentissimo - continua Marasco – una modalità interattiva che ha sottolineato con più forza che il lavoro è vita, e che la Seves un organo della città”.

Un'assemblea permanente in fabbrica che a differenza delle occupazioni standard, invece di chiudere le porte le ha aperte alla cittadinanza e a tutti coloro che credono ancora nel marchio Seves e nella professionalità dei suoi lavoratori.

Unico obiettivo tenere accessi i riflettori, per non far dimenticare che fuori dalle mura di Via Reginaldo Giuliani ci sono lavoratori da mesi senza stipendio, in cassa integrazione fino al 9 giugno, sul punto di perdere per sempre il posto di lavoro.

Se non arriva un vero e proprio miracolo, lo stabilimento di Castello a giugno chiuderà per sempre le porte. Lo stabilimento alle porte di Firenze è stata l'unica fabbrica sacrificata nell'accordo che il gruppo Seves ha concluso con il fondo di investimento tedesco Triton, al quale passeranno i 12 stabilimenti Seves che si trovano sparsi in Europa, Asia e America.

Sono 97 i lavoratori occupati nello stabilimento di Castello che producevano mattoni di vetro cemento, prodotti utilizzati anche dall'architetto di fama internazionale Renzo Piano in una sua opera a Tokyo. Adesso la produzione dello stabilimento fiorentino viene fatta in Repubblica Ceca con “costi sicuramente più bassi, ma sicuramente anche di qualità inferiore” come precisano i sindacati.

In contemporanea al match di improvvisazione, la diretta dal forno di una troupe di La7: interviste e testimonianze di oltre 30 operai con indosso le tute protettive di chi ha lavorato in questi luoghi.

“A questo punto è evidente - conclude Marasco – che questa fabbrica non è morta, ma è una risorsa non solo per il quartiere ma per il Made in Italy e per Firenze. Con questa dimostrazione siamo a chiedere con più forza che tutte le proposte interessate a questo stabilimento siano vagliate attentamente e che soprattutto i lavoratori non devono essere tenuti in ostaggio”.

Oltre agli operai ed ai cittadini, alla serata hanno partecipato anche il mondo della politica. Dal segretario della Camera del lavoro Fuso al presidente della Provincia Barducci, all'assessore comunale Biagiotti a quello regionale Simoncini. Presenti anche le parlamentari Di Giorgi e Petraglia.

“In presenza di un'acquirente interessato alla Seves – si legge in una nota stampa inviata da Sinistra e Libertà Firenze – ma non al sito produttivo di Firenze, le banche creditrici hanno il dovere di cercare altri imprenditori in grado di esprimere un piano industriale che possa rilanciare e diversificare lo stabilimento. Riteniamo che, in questa vicenda, gli istituti di credito come Banca Intesa e Unicredit abbiano grosse responsabilità anche nei confronti della città di Firenze. Il loro preciso dovere deve essere quello di sostenere la ripresa economica del Paese invece di distruggere realtà industriali importanti che hanno fatto la storia di questo territorio e dell'intera regione”.

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