Scandicci: sequestrata Radio Studio 54 

Sequestro preventivo dell'emittente radiofonica

Il logo di Radiostudio 54 credits by Facebook

Nel corso della giornata i carabinieri di Scandicci hanno dato esecuzione al sequestro preventivo dell’emittente radiofonica Radio Studio 54. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale del Riesame dopo il ricorso presentato dal pm Christine Von Borries precedentemente rigettato dal gip per una serie di episodi verificatisi tra novembre 2018 e il marzo scorso. Per il patron della radio, Gheri Guido, le ipotesi di reato sono diffamazione e istigazione all’odio razziale. 

L'ex consigliere comunale, condannato per fatti analoghi nel 2014, con sentenza confermata in appello,  è accusato di aver diffamato durante la trasmissione Voce al Popolo un ex consulente e un suo ex legale (avvocato penalista che l'aveva difeso sempre dall'accusa di diffamazione). In trasmissione avrebbe affermato che l'avvocato l'aveva "venduto" e che sarebbe stato d'accordo con dei giudici per rovinarlo: "Guardate vi interessa Gheri Guido? Va bene ve lo porto io in bocca ve lo ... ve lo porto io a rovinarlo completamente". L'ex consulente sarebbe invece stato additato dallo speaker come un "infame". 

Il provvedimento è scaturito, oltre che per le querele per diffamazione, anche per frasi in cui si sarebbe configurata una connotazione razziale e discriminatoria. Riferendosi alle donne, nella trasmissione del novembre scorso, fece riferimento ai trattamenti nei paesi stranieri: "Per non parlare dei paesi musulmani, africani che sapete benissimo in che modo le trattano. Vengono qui in Italia a fare il loro porcaccio comodo e a squartare e a mangiare, questi cannibali, mostri, stupratori, violentatori, spacciatori fatti venire dal Partito Democratico".

La necessità di apporre i sigilli, misura su cui si pronuncerà la Cassazione, è stata ritenuta opportuna per evitare che si possano reiterare episodi analoghi. Le trasmissioni dell'emittente di Via Rialdoli sono per questo interrotte.  

“Mi auguro che la controversia giudiziaria sia risolta il prima possibile - dice il consigliere regionale leghista Jacopo Alberti - per la libertà di informazione di una storica emittente toscana, attiva dal 1975. Così si perde una voce radiofonica libera e si nega la libertà di espressione”.

L'inchiesta del 2012

La condanna del 2014 al patron della radio

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