Senegalese ucciso, al funerale la comunità piange Idy: “Abbiamo paura, non lasciateci soli” / FOTO

Cerimonia funebre alle Cappelle del Commiato e lutto cittadino, l'abbraccio tra Nardella e la vedova: “Spero che resti a Firenze”

Si è svolta questa mattina alle 8, alle Cappelle del Commiato, sopra Careggi, la cerimonia funebre per Idy Diene, il 54enne senegalese ucciso a colpi di pistola dal 65enne Roberto Pirrone lunedì 5 marzo, mentre camminava sul ponte Vespucci.

La vedova, Rokhaya Kene Mbengue, è distrutta dal dolore. Arriva in un vestito bianco, come bianco è il telo che avvolge il corpo di Idy, attorno al quale pregano amici e parenti. La bara è ancora aperta, verrà chiusa poco dopo, il corpo è stato trattato secondo il rito islamico.

Alcune decine di persone i presenti. Kene, visibilmente scossa, in lacrime, non riesce a parlare. E' la seconda volta che piange un marito morto ammazzato a colpi di pistola. Nel 2011 era infatti sposata con Samb Modou, ucciso in piazza Dalmazia assieme a Diop Mor dall'estremista di destra e simpatizzante di CasaPound Gianluca Casseri. Negli anni era riuscita a ricostruirsi una vita, fino a risposarsi, pochi mesi fa, con Idy Diene. 

“E' un momento difficile e triste. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti, non lasciateci soli”, sono le parole di Mamadou Sall, portavoce della comunità senegalese. “Tra di noi c'è paura, capita che camminando ci guardiamo a destra e sinistra”, prosegue Sall, ricordando anche lui la strage di piazza Dalmazia: “E' terribile essere stati colpiti una seconda volta”.

Del resto anche gli amici di Idy ricordano come l'uomo preferisse cambiare strada quando vedeva qualcuno frugarsi in tasca: le uccisioni di piazza Dalmazia avevano procurato in lui una forte impressione.

“E' stato ucciso un uomo di pace, che aveva un sorriso per tutti. Ora è il momento della riflessione, per abbattere invidie, rancori, rabbia, razzismo e costruire una convivenza comune”, l'invito dell'imam Izzedin Elzir. A pochi metri dalla bara, oltre alla vedova Kene, al fratello (anche lui non riesce a parlare), ad amici e cittadini comuni, lo ascoltano il rabbino e l'arcivescovo di Firenze e il sindaco Dario Nardella. Presente al completo la giunta comunale.

“E' stata una profonda ferita per tutti, un grande dolore. Firenze ha dimostrato grande senso di umanità e unità contro ogni tentativo di divisione di odio. Rinnovo il mio cordoglio profondo a Kene e a tutta la comunità senegalese, che ringrazio per la compostezza e l'attaccamento alla città. Di fronte alla morte c'è solo il valore dell'uomo”, dice il sindaco, prima di abbracciare, più volte, la vedova.

“L'ignoranza crea pregiudizi, chi conosceva Idy ha avuto per lui solo parole buone, perché è stata ammazzata una persona buona”, lo ricorda un amico, che a nome del fratello ringrazia tutti coloro che, fiorentini e non, si sono stretti intorno alla famiglia. 

Poi la bara si chiude, e il corpo di Idy inizia il suo viaggio verso il Senegal. Il Comune si è fatto carico delle spese per il trasporto della salma: dall'aeroporto di Bologna  al Marocco, e da lì al Senegal, a Mont Roland, nella regione di Thies, il paese d'origine. Sarà sepolto vicino a Samb Modou. Ad accompagnarlo nel viaggio ci sarà Kene, che in Senegal resterà almeno 40 giorni, in lutto.

Forse tornerà a Firenze, ancora non lo sa. Lo sperano l'imam Elzir e il sindaco Nardella. Oggi in città è lutto cittadino, indetto dall'amministrazione comunale, che ha invitato ad osservare un minuto di silenzio nelle scuole e ad abbassare i bandoni dei negozi per 10 minuti tra le 11:50 e le 12, l'orario del decesso di Idy.

Alla cerimonia funebre tutti invitano alla preghiera. “Per noi la morte è un viaggio verso un'altra vita”, dice l'imam. Una cosa è certa: nella vita che conosciamo Idy non c'è più, ucciso da tre colpi di pistola mentre stava semplicemente camminando.

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