Primo maggio: le commesse del centro incroceranno le braccia

Contro l'apertura dei negozi il Primo maggio le commesse faranno sciopero. Il segretario della Cisl Pistonina: "Il nostro sindaco dimostra di non conoscere, nemmeno lontanamente, la realtà lavorativa del commercio"

Alla fine le commesse hanno deciso di scioperare per il Primo maggio. Il tira e molla, che in queste ultime settimane ha coinvolto i sindacati di categoria (Cgil, Cisl e Uil) e l’amministrazione Renzi, si è risolto con uno strappo definitivo. Anche l’ultima idea del sindaco, la proposta che a lavorare siano solo commesse volontarie, è stata rispedita al mittente da tutte le sigle. “Il Primo maggio è una festa di libertà. Dunque, in centro, è giusto che chi vuol restare aperto possa farlo e chi vuol chiudere chiuda – aveva dichiarato il sindaco Renzi. Allo stesso modo, chi vuole lavorare deve poter lavorare, mentre chi preferisce di no, è giusto che non lavori”.

“Dicendo che il 1° Maggio è una festa di libertà e quindi chi vuol tenere aperto lo può fare, come chi non vuol lavorare, può stare a casa –  ha risposto ieri Roberto Pistonina, segretario generale della Cisl di Firenze - il nostro sindaco dimostra di non conoscere, nemmeno lontanamente, la realtà lavorativa del commercio, caratterizzata da piccole e piccolissime ditte dove il rapporto tra il datore di lavoro e il lavoratore è sicuramente impari, a svantaggio di quest'ultimo, e non consente la libertà di scelta per i dipendenti come affermato da Renzi”. Pistonina ha precisato che lo sciopero è stato indetto dai tre sindacati fiorentini, non toscani. Una puntualizzazione diretta sempre al primo cittadino che pochi giorni addietro aveva dato per intendere che dietro la protesta a Firenze ci fosse dell’incongruenza con le scelte perseguite in ambito regionale: “Renzi sbaglia anche quando cita le iniziative pianificate da altri comuni della Toscana – ha fatto notare Pistonina - accusando il sindacato regionale di incoerenza rispetto alla questione del 1 Maggio. Lo sciopero per questa ricorrenza è stato indetto dai sindacati di Categoria di Cgil, Cisl e Uil di Firenze, non della Toscana”.

Durante questo destro sinistro tra Renzi e i sindacati, ieri pomeriggio, come di consueto, durante i lavori del Consiglio comunale, le commesse sono entrate nel Salone dei Duecento ed hanno proseguito la loro protesta contro la norma che le “costringerebbe” a lavorare durante la festa dei lavoratori. Come al solito la loro è stata una protesta pacifica e colorata, condita da cartelloni ironici quanto amari rivolti al sindaco, all’amministrazione e all’assemblea consiliare; “lavori chi vuole, solo in renzilandia si puole” e “Primo maggio, ormai un miraggio” gli slogan più gettonati ed esposti dalle commesse accorse in aula e che si sentono derubate di un diritto storico acquisito.

L’ultima parola spetta alla Regione, ma tutto sembra far pensare che le cose per il momento rimarranno come sono. In più di una circostanza il presidente Enrico Rossi ha sottolineato il valore storico e fondante ricoperto dalla festa del Primo maggio ed anche il Consiglio regionale si è espresso a favore della mozione presentata dalla Federazione della Sinistra e dai Verdi per regolamentare l’alto valore civile di alcune ricorrenze. Per adesso però la Giunta non proporrà una nuova normativa che disciplinerebbe le aperture commerciali in corrispondenza di alcune date fortemente simboliche: i tempi stringono (la legge sarebbe approvata in Consiglio tra Giugno e Luglio), inoltre la Regione rischierebbe un conflitto con l’Unione Europea sul tema del libero commercio. C’è chi pensa quindi ad un atto di indirizzo, una forte presa di posizione politica in sostegno delle categorie e dei lavoratori, nell’attesa di una legge che allinei i comuni toscani sotto un unico denominatore che regolarizzi la vita commerciale durante le festività.

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