Ristoratori toscani contro il coronavirus: "Dobbiamo chiudere tutti, abbiamo bisogno di aiuto"

Non ci sono fazioni, la Toscana della ristorazione è unita e chiede di essere ascoltata dalle Istituzioni

Foto di repertorio

Ristoratori Toscani, così si chiama il gruppo Facebook che oggi conta più di mille adesioni nato domenica 8 marzo. Il movimento dei ristoratori era partito come un gruppo WhatsApp ma dopo poche ore contava già più di 256 iscritti (il limite massimo di contatti imposto dal social), così, vista la massiccia risposta, Vieri Lungani dell'Osteria tre Panche e Pasquale Naccari di Il Vecchio e il Mare - i due principali promotori - hanno deciso di utilizzare la rete di Mark Zuckerberg. "Per la prima volta ci siamo trovati subito d'accordo, tutti uniti in questo momento di crisi" spiegano Vieri e Pasquale.

Prima il gruppo era formato solo da ristoratori fiorentini, adesso come fa intendere il nome, si è allargato a tutta la Toscana per chiedere "di chiudere" da Castiglione della Pescaia a Prato. "Le direttive per le attività di ristorazione e bar sono grossolane, come si fa a non far stare vicine le persone? E' difficile, perché non ci sono solo i clienti ma anche i lavoratori. I locali sono aperti ma non fatturano, ad esempio le attività più piccole è ovvio che siano costrette a chiudere perchè non è possibile far rispettare la distanza di un metro - racconta Vieri Lungani -. E' inutile dare l'ordine di chiudere tutto ma poi noi rimaniamo aperti. Non lavoriamo ma nessuno pensa a questo, ci sentiamo abbandonati". 

Il primo giorno di coprifuoco: Firenze è deserta

"La paura dei clienti è giustificata, lo stare a casa è normale, ma dovremmo starci tutti. Quando ancora non eravamo zona rossa e stavamo aperti i nostri guadagni sono crollati: non eravamo in una città a rischio, ma solo sulla carta. Siamo di serie b? La nostra salute non conta? Abbiamo bisogno di maggiori tutele. Non esiste un vaccino, l'unico modo è stare chiusi in casa. Il coprifuoco dalle 6:00 alle 18:00 che senso ha? Il virus funziona a ore?" si è domandato Pasquale Naccari. 

I Ristoratori Toscani lo chiedono all'unisono "stiamo tutti a casa", senza distinzioni e senza ma. Bloccare tutto per due settimane o per quanto necessario per ripartire il prima possibile, gli "strascichi non faranno bene a nessuno". In particolare al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro della Salute Giuseppe Speranza, al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sono volte le loro richieste:

  • Chiusura di tutte le attività h 24 al fine di tutelare la salute pubblica riducendo al minimo il contagio. Misura quantomai necessaria per tornare al più presto alla normalità
  • Cassa integrazione a deroga con 0 ore senza anticipo per le aziende, che consenta ai dipendenti di non esaurire le ferie
  • Sospensione di tutti i contributi, oneri e tributi fiscali
  • Mediazione pubblica in una trattativa con i proprietari dei fondi per sospendere il pagamento degli affitti, con conseguenti aiuti ai proprietari degli immobili
  • Eliminazione degli oneri bancari
  • Moratoria per mutui e finanziamenti concessi dagli istituiti bancari
  • Abolizione delle sanzioni per tutto il 2020 dei versamenti tardivi
  • Congelamento per i prossimi 6 mesi di tasse, tributi statali, regionali e comunali con pagamenti a partire dal 2021.

Prima dell'estensione della zona arancione a tutta la Penisola annunciata da Conte, lunedì 9 marzo erano già una decina i ristoranti fiorentini che avevano chiuso al pubblico, tra di loro Buca Mario fino al 3 aprile, Il Poggetto, Casa Paloma, Il Vecchio e il Mare e l'Osteria tre Panche. Il loro è un messaggio forte: antepongono la salute di clienti, dipendenti e familiari e il senso civico agli interessi economici.

Ieri pomeriggio però Nardella e Rossi hanno lanciato un appello che va in una direzione contraria a quanto richiesto dai Ristoratori. "Inutile mettersi a casa se c'è da produrre - ha detto Rossi in un video appello su Facebook ai cittadini toscani - lo spostamento per motivi di lavoro è consentito. Da nessuna parte è scritto che si debba cessare la produzione. Sono state chiuse le scuole, è vero, sono stati chiusi gli ospedali, anzi più di sempre adesso ne abbiamo bisogno. Nella pubblica amministrazione ci si organizzi come stiamo facendo noi qui in Toscana con il telelavoro".

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Chiudere per un'attività non è mai una scelta facile, ma in questo caso per molti è l'unica via possibile. Il diritto alla paura è sacrosanto, ma non tutti se lo possono permettere.

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