Università: dai ricercatori fiorentini un robot contro le mine antiuomo - FOTO / VIDEO

Presentato a Ingegneria il prototipo, il progetto finanziato dalla Nato

Un robot in grado di scansionare il terreno e individuare le mine antiuomo, guidato a distanza da un operatore che così non rischia in prima persona.

E' stato presentato questa mattina alla facoltà di Ingegneria di Firenze, a Santa Marta, in occasione dell'incontro “Scienza per la pace e la sicurezza”, sul programma della Nato che promuove il dialogo e la cooperazione internazionale, alla presenza del rettore Luigi Dei e del responsabile della Emerging Security Challenges Division della NATO Robert Weaver.

Le mine antiuomo, disseminate a milioni in giro per il mondo (in passato aziende italiane sono state tra le prime produttrici del pianeta) mietono vittime non solo durante le guerre ma soprattuto quando i conflitti sono conclusi, rimanendo per moltissimi anni una costante minaccia per la popolazione civile.

Fino ad oggi le lunghe e costose attività di 'sminamento' sono state condotte grazie a metal detector portati dagli operatori. Con il nuovo robot, dotato di radar olografici e sensori per il rilievo del terreno e guidato a distanza tramite un joystick del tutto simile a quello di un videogioco, le mine potranno essere individuate in condizioni di sicurezza.

VIDEO - Il robot 'antimine' in azione

E' nel 2015 che il team dell’Ateneo fiorentino è stato scelto dalla Nato come partner del programma. Da allora è stato portato avanti un progetto triennale per sviluppare nuove tecnologie elettroniche utili a rendere più efficiente e sicura la rilevazione di ordigni esplosivi.

Siamo così arrivati al robot presentato oggi, messo a punto dal gruppo di ricerca dell'Università di Firenze, coordinato da Lorenzo Capineri, in collaborazione con ingegneri e ricercatori ucraini e americani.

“Il robot è in grado di scansionare il terreno per un raggio di 17 centimetri (le mine hanno un diametro di circa 10cm, ndr). Per il momento prosegue la sperimentazione ma presto potrà essere utilizzato nelle zone minate disseminate per il pianeta”, commenta Andrea Bulletti, assegnista di ricerca dell'Università di Firenze che ha partecipato al progetto.

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