Caso Magherini, il giudice: "E' morto per la cocaina"

Uscite le motivazioni della sentenza del 13 luglio: "Non fu picchiato"

Riccardo Magherini, morto nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 in Borgo San Frediano durante un fermo da parte di quattro carabinieri, sarebbe morto a causa della cocaina che aveva assunto. Questo, in sostanza, si legge nelle motivazioni della sentenza del giudice Barbara Bilosi, rese pubbliche ieri, mercoledì 12 ottobre, tre mesi dopo la sentenza del 13 luglio scorso. In quell'occasione furono condannati in primo grado, per omicidio colposo, a 7 e 8 mesi di reclusione, tre dei quattro militari che quella notte fermarono Magherini.

Magherini "era in una condizione pesante di intossicazione acuta per l'assunzione di stupefacenti (cocaina, ndr) e in preda a un delirio allucinatorio manifestatosi prima dell''intervento delle forze dell''ordine", scrive il giudice. L'intervento dei militari, si legge ancora nelle motivazioni, "era legittimo e giustificato dalla necessità di bloccarlo".

"Le lesioni riportate - prosegue il giudice Bilosi -, non possono essere in alcun modo ricondotte ad un'azione dei militari che, ad eccezione di due calci privi di efficienza causale sul decesso, non lo hanno picchiato, percosso, leso in alcun modo, come emerso nettamente dalla consulenza medico legale e come oggettivamente confermato dalla condotta autolesionistica di Magherini".

Nei confronti dei carabinieri "il rimprovero di colpa negligente per omissione - si legge -, deve essere contenuto nell''arco temporale che va dalle ore 1.31 alle 1.44". Cioè durante l'arresto, nel quale Riccardo Magherini, già ammanettato, è stato tenuto a pancia in giù, con un carabiniere, per un certo tempo, sopra di lui.

Una posizione che, nelle motivazioni del giudice, non sarebbe stata determinante nel causare la morte del 40enne ex calciatore, mentre "appare evidente come la componente tossica sia assolutamente preponderante avendo essa stessa determinato una condizione di stress catecolaminergico e di deficit di ossigeno, innescando le condizioni sulle quali hanno pesantemente influito gli avvenimenti successivi, in primo luogo la resistenza opposta dalla stessa vittima all''operato delle forze dell''ordine, causa di ulteriore stress".

Il padre Guido e il fratello Andrea nel corso del processo avevano più volte detto: "Se quella notte Riccardo non avesse incontrato quei carabinieri non sarebbe morto". Sul gruppo Facebook 'Gli Amici del Maghero' sono spuntati decine di commenti: "Nessuno al mondo è mai morto per un tasso di 0,8 di cocaina nel sangue...", scrive un utente. Il processo proseguirà in appello.

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