Referendum, Renzi all'Obihall: "Se vince il no tutto fermo 30 anni" | FOTO

Il capo del governo rilancia la campagna per il Sì: "A noi tocca cambiare". Ma il pienone non c'è, alcune sedie portate via di fretta

Il 29 settembre per Matteo Renzi non è un giorno qualunque. In questo giorno, 8 anni fa, lanciò la candidatura alle primarie a sindaco di Firenze. E da quel ricordo l'attuale capo del governo è ripartito ieri sera parlando all'Obihall, per la tappa che segna il rilancio della campagna per il Sì al referendum.

“Quando Baggio tornò a Firenze con la maglia della Juve non tirò il rigore. Io non rinuncerò mai a tirare un rigore”, dice Renzi nel filmato che, datato 2008, scorre sotto gli slogan “Al passato grazie, al futuro Sì”. Era un Renzi diverso, col ciuffo e le basette, ma il piglio è lo stesso.

“E' una riforma per i nostri figli e i nostri nipoti”, esordisce il presidente del consiglio, di fronte a un migliaio di persone. Ci sono consiglieri comunali e regionali, diversi assessori di Palazzo Vecchio, c'è il tesoriere Francesco Bonifazi (anche lui di casa a Firenze), Eugenio Giani, il neo direttore dell'Unità Sergio Staino. In prima fila anche la moglie del premier Agnese Landini. Non può mancare il sindaco Dario Nardella, che lo introduce sul palco.

“Vinceremo con i valori della verità, della coerenza e del merito”, scandisce Nardella, anche lui impegnato al massimo nella campagna. “Dario è bravissimo a raccontare la riforma, lo vedremo spesso in tv”, lo elogia Renzi, che non si risparmia, parla per un'ora, alla fine di una giornata che lo aveva già visto impegnato in un altro comizio a Perugia e all'ora di pranzo al Mandela Forum, sul palco degli agricoltori di Coldiretti.

“E' in gioco il passato contro il futuro - dice l'ex sindaco di Firenze -, se il cambiamento non lo approviamo adesso non cambierà niente per i prossimi 20 o 30 anni”. In sala il pienone non c'è. Rimangono sedie vuote. La platea sembrerebbe più vuota se diverse sedie non fossero state rimosse in fretta e furia poco prima dell'arrivo di Renzi, quando gli organizzatori si sono accorti che i presenti sono meno del previsto.

“Questa riforma riduce i parlamentari, riduce i costi della politica, elimina il Cnel. E non è vero che un sindaco non avrà il tempo per svolgere le funzioni del senatore. Il nuovo Senato si riunirà una volta al mese”, prosegue Renzi, tra una frecciata alla Lega (“si occupavano di diamanti in Tanzania e lauree false in Albania”) e un sfottò ai grillini: “Volevano cambiare la storia, hanno cambiato la geografia”, l'attacco a Di Maio per la gaffe su Salvador Allende.

Non mancano le solite slide e un paio di video inediti per il Sì, che saranno trasmessi a tambur battente nei prossimi mesi, fino al voto del 4 dicembre. “Tutti volevano eliminare il bicameralismo perfetto, ora che ci siamo riusciti noi sono diventati contrari”, prosegue il presidente del consiglio, prima di concludere con un appello ai suoi.

“Prendete il telefonino e iniziate a sfogliare la rubrica. Ciascuno di voi faccia la propria parte, parliamo della riforma con tutti, come dopo quel 29 settembre del 2008. Se vogliono la palude e gli inciuci prendano altri, a noi tocca cambiare. Non ci fermeremo finchè non ce l'avremo fatta”.

Oggi, venerdì 30 settembre, il tour elettorale si ferma, Renzi è in Israele ai funerali del premio Nobel per la pace Simon Peres. Poi via di nuovo senza risparmiarsi. Il presidente del consiglio vuole girare tutto il Paese, con oltre 180 comizi d nord a sud. Dal 4 al 6 novembre ci sarà la “Leopolda del Referendum” (la settima), poi lo sprint finale. Da qui a dicembre sarà campagna elettorale permanente.

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