Psicologia: descritta una capacità comunicativa in psicoterapia

Uscita del nuovo libro di Loris Pinzani

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Sabato 14 dicembre verrà presentato a Firenze presso la libreria Stensen di Viale Don Minzoni, 25, il testo di psicologia del dottor Loris Pinzani "IL PROCESSO ANEVROTICO IN PSICOTERAPIA", un lavoro atteso in ambito specialistico e divulgativo, edito da Alpes Italia. In esso si definisce una modalità comunicativa parallela che la mente è in grado di produrre e di comprendere, in grado di creare la struttura della personalità e di ripristinarne il disagio mentale che si viene eventualmente a creare nel corso dell'esistenza. Tale proprietà sarebbe in grado di formulare una ulteriore capacità espressiva tra gli individui.

Questo ha posto le basi per uno studio che ha portato all'impostazione di un approccio di cura denominato Processo Anevrotico Terapeutico, che appare nella condizione di modificare determinati aspetti del malessere. Abbiamo intervistato l'autore per comprendere la portata del testo presentato sabato.

- Dottor Pinzani, come può essere considerato il disagio mentale?
È il tentativo di sanare la propria sofferenza psichica. Paradossalmente, si tratta di un sistema difensivo in risposta ad una difficoltà di vita, in essa viene evitato il danno maggiore mediante la distorsione della realtà, che da una parte consente di sopravvivere, dall'altra provoca una intensa sofferenza.

-Entriamo nel vivo: cos'è il Processo Anevrotico Terapeutico?
Il Processo Anevrotico Terapeutico, PAT, è un sistema di trasmissione di informazioni e condizioni psicologiche tra terapeuta e paziente, che compone una terapia volta al riequilibrio psicologico del disagio mentale e della sofferenza che ne segue. Possiamo dire che si tratta una comunicazione parallela a quella a cui siamo abituati, composta da parole e gesti. Tramite questa capacità passano tra gli individui significati di straordinaria rilevanza.

-Dunque si tratta di un altro sistema di comunicazione umana?
Sì; il Processo Anevrotico include necessariamente una forma di comunicazione accessoria che generalmente non viene rilevata e che è comunque presente in ogni relazione umana, non solo quelle della psicoterapia. È verosimile che tale modalità sia sempre esistita nella nostra specie, che si esprime trasmettendo concetti sottoforma di emozioni in grado di costruire la personalità degli individui: si tratta di una condizione spontaneamente presente in natura.

-L'abbinamento di determinate caratteristiche del normale comportamento comporterebbe il passaggio di una comunicazione aggiuntiva?
Esattamente. Questo è quello che emerge dagli studi e dall'attività clinica da cui sono affiorate le ipotesi che hanno poi portato all'approfondimento.

-Come nasce l'osservazione del Processo Anevrotico Terapeutico?
Nasce da diversi aspetti della condotta psicologica, del comportamento e sociale, oltre che individuale. Ha avuto una conferma dall'osservazione durante le sedute di psicoterapia mediante l'uso di macchine relativamente semplici, utilizzate nelle misurazioni psicofisiologiche. Nel corso delle fasi cliniche si è potuto osservare che vi sono dei momenti delle sedute di psicoterapia in cui i valori hanno una escursione particolare, che precede il miglioramento delle patologie mentali. Questo ha portato ad un approfondimento che ne ha messo in evidenza le proprietà.

-Cos'è la Anevrosi?
È la condizione che deve essere presente nel terapeuta e che promuove il riequilibrio della personalità di chi vive il disagio. Si tratta di uno stato che si esprime a livello inconscio e che viene recepito dal soggetto in cui ha luogo la psicoterapia.

-In modo semplificato cosa accade durante la trasmissione del Processo Anevrotico Terapeutico?
Un soggetto in cui abbia azione il Processo Anevrotico (spontaneo in natura) oppure il  Processo Anevrotico Terapeutico (ossia la modalità utilizzata nel corso delle sedute di psicoterapia) procede verso una condizione di equilibrio in cui le emozioni vengono percepite senza che ad esse venga attribuito un valore personale diverso da quello reale. Come se tutto tornasse spoglio dei significati che potremmo definire patologici.

-In quali disagi mentali il PET ha portato risultati positivi?
Il Processo Anevrotico ha portato a risultati significativi in ambiti come la dipendenza da sostanze, i disturbi depressivi e disturbi dello spettro ansioso ed in generale in tutte le manifestazioni di sofferenza in cui il paziente è consapevole della propria condizione, escludendo gli aspetti psicotici di compromissione grave, dove sia compromessa l'immagine della realtà. Sono affrontabili tutti i disturbi in ambito psicopatologico in cui al paziente sia rimasta la condizione di sufficiente coerenza con l'ambiente.

-È vero che il Processo Anevrotico potrà cambiare la psicoterapia?
Lo spero. Il Processo Anevrotico applicato alla psicoterapia presenta il problema sostanziale dell'attività dello psicoterapeuta che deve avere svolto un lavoro di analisi particolare ed approfondito in sé stesso. Questo rappresenta un limite della diffusione che dovrà essere superato. Servono sviluppi e studi successivi che siano in grado di definire in modo adeguato il problema della formazione. La speranza è quella di una grande diffusione che confermi i risultati che sono emers in un'alta percentuale di casi.
 
-Come ha immaginato la presenza del processo anevrotico?
Mediante l'osservazione delle sedute di analisi; in determinate condizioni si ottengono risposte di comportamento e di atteggiamento inconsuete, che hanno favorito un approfondimento intenso ed incisivo. Il resto è avvenuto nel corso delle psicoterapie che si susseguono di giorno in giorno.

-Sono state fatte sperimentazioni a riguardo?
Sono state portate avanti sperimentazioni con un congruo numero di pazienti, che hanno dato risposte di straordinaria rilevanza con percentuali di successo al di sopra dlle aspettative. Naturalmente tutto questo comporta grandi difficoltà, dal momento che il metodo sperimentale è difficilmente applicabile ad un sistema mentale su cui è molto complesso fare indagini ed analizzare i risultati.

-Cosa intende quando afferma nel testo, ossia che il Processo Anevrotico è spontaneamente presente in natura?
La comunicazione sociale umana è già composta e farcita spontameamente da Processo Anevrotico, nel senso che gli individui hanno un effetto di riequilibrio reciproco nel corso dei rapporti sociali, nei quali avviene normalmente il passaggio anevrotico mediante la normale comunicazione. Tutto si svolge in modo assolutamente impercettibile, ma comunque ha azione nella mente dell'individuo.

-Il PAT nasconde un mistero della mente?
Probabilmente ne nasconde assai più di uno, dal momento che determinate condizioni sono tuttora non solo ignote ma anche prive di ipotesi relative alla loro spiegazione; cosa che accade in molti aspetti della psicoterapia e dell'uomo in generale. Il processo anevrotico è certamente un mistero negli aspetti che non riescono ad essere sperimentati e da cui viene tratta la guarigione senza che si sia riusciti ad individuare perfettamente le cause che la determinano. Si ttratta di un aspetto non facilmente indagabile, che tarderà ad essere chiarito.

- Il PAT era mai stato studiato fino a oggi?
Certamente non con questo impianto teorico e con questa impostazione epistemologica. Per cui possiamo dire che a quanto se ne sa, non era mai stato oggetto di analisi.

-Che caratteristiche ha lo psicoterapeuta del Processo Anevrotico, PAT?
Ha certamente una sensibilità particolare abbinata alla capacità di riconoscere gli individui che ha di fronte fino a essere in grado di individuare velocemente le reali condizioni del soggetto.

Questo significa che lei sarebbe in grado in pochi minuti di descrivere una condizione mentale relativa ad un individuo?
È un aspetto necessario.

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-Potesse fare un augurio per la sua creatura, il Processo Anevrotico Terapeutico, cosa direbbe?
Direi che auguro alla psicologia, a chi soffre il disagio psicologico ed all'insieme della società umana, di avere modo e tempo di approfondire le ricerche che sono in corso sia in fase di operatività clinica sia da un punto di vista di ricerca pura, affinché la fisiologia psicologica sia sempre più chiara.

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