Precari della ricerca a Roma davanti al Parlamento: “Basta sfruttamento”

“A un precario, con brevetti innovativi, si chiede di lavorare gratis”

Un avvenire senza sogni, progetti e riconoscimenti. Stamani centinaia tra precari degli Enti di ricerca e dell'Università sono andati a “bussare” a Montecitorio per chiedere di poter immaginare un futuro. Tutti in piazza, esausti, frustati da una regolarizzazione e una stabilizzazione che è arrivata solo in parte. L'incipit della vicenda ha ormai cinque lustri, quando scattarono i tagli per far tornare i bilanci che hanno comportato una minore competizione internazionale e un affaticamento di un settore in cui gli altri competitor mondiali hanno preso il largo. Periodo complesso del Paese in cui però si dovevano fare i compiti a casa. Da qui la prassi di avvalersi di contratti co.co.co e co.co.pro. Lo scorrere degli anni ha comportato una ricerca affannata. 

“Se per le Università la situazione è ancora drammatica - spiega Lorenzo Marconi, afferente all'Istituto Nazionale di Ottica del Cnr di Firenze, appartenente ai Precari Uniti​ - per gli Enti di Ricerca una piccola luce in fondo al tunnel si è accesa con la legge Madia del 2017”. Nella ratio della legge si prevede che le pubbliche amministrazioni possano procedere nel triennio 2018-2020, compatibilmente con le risorse finanziarie, con la stabilizzazione dei propri precari. Per il Cnr si parla di circa 2100 figure in tutto il Paese. Il processo è stato affiancato dal nascere di associazioni, come appunto i Precari Uniti, che da un paio di anni hanno cominciato a tirar su le barricate per fare in modo che l'intero comparto venisse consolidato una volta per tutte.

Nel 2017 il governo Gentiloni ha stanziato 40 milioni di euro per cancellare la zavorra che grava sulle spalle dei ricercatori. Fondi vincolati al fatto che anche l'Ente si impegnasse a trovare altri 20 milioni, somma a cui sarebbe seguita ulteriore immissione di risorse da parte dello Stato (circa 34,5 milioni di euro). Quando tutto sembrava poter veleggiare verso il risultato, si potevano sistemare circa 1900 precari, si è arrivati al corto circuito: “Il Cnr non ha trovato all'interno del suo bilancio i 20 milioni ma li ha presi dai successivi 34,5 milioni vincolati la scorsa estate”. In soldoni invece degli attesi 94,5 milioni ne sarebbero stati utilizzati solo 74,5, il che ha comportato una stabilizzazione di 1183 persone nel 2018 oltre ad altre 208 che verranno regolarizzate nel corso del 2019. Rimarrebbero fuori circa 800 ricercatori senza prospettiva di assunzione, molti dei quali con contratto già scaduto o in procinto di scadere.

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Le richieste davanti alla Camera dei Deputati sono state quelle di fondi aggiuntivi per completare la stabilizzazione di 800 persone oltre ad un incremento del Fondo ordinario degli enti di ricerca (FOE), ad oggi tra i più bassi d'Europa, e la richiesta di vigilare sull'Ente affinché chiuda positivamente la vicenda.
E all'interno di una vicenda già gravosa non mancano i paradossi: “A un ricercatore titolare di una nuova tecnologia che permetterebbe di misurare la salute di infrastrutture come ponti e edifici (a cui sarebbe interessata la Regione Toscana, ndr) – spiega Marconi – il Cnr avrebbe chiesto di lavorare gratis”. Nel campo della scienza o fantascienza?

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