Maltrattamenti e abusi su minori al Forteto: “A Natale il Profeta fece sesso con me”

"Venivano a trovarlo notabili, non solo da Firenze. Erano medici, avvocati, magistrati, docenti, politici, lui parlava con loro e poi si vantava di essergli superiore. E' capitato che quando se ne andavano abbia orinato sulle loro auto davanti a tutti e lo lasciavano fare"

Rodolfo Fiesoli

Sono cominciate le testimonianze sulle vicende su presunti abusi su minori e maltrattamenti subiti nella comunità del Forteto di Vicchio. Oggi in aula Sergio Pietracito, che ha interrotto il racconto più volte per piangere per la commozione. Lui visse al Forteto 13 anni, da fine '70 al 1990. Poi fuggì. Ventitré gli imputati presenti. Il teste ha fatto affermazioni crude, da gelare il sague, riportando quegli anni: “Si faceva chiamare il Profeta, spesso la sera ci leggeva il Vangelo, sempre gli stessi brani, ma non ci ha mai consentito di andare a messa e diceva che la Madonna era una prostituta'' mentre la vera ''ossessione di Rodolfo Fiesoli è che si doveva diventare tutti omosessuali, i maschi erano 'finocchi', le ragazze lesbiche, perché noi eravamo i puri di Dio e fuori dalla comunità c'era un mondo di m.... Teneva separati maschi e femmine''.  Palese il nervosismo tra gli imputati, tra cui non era presente il guru Fiesoli. Unico ad essere accusato di violenza su minori. 

''Fiesoli - ha raccontato il teste rispondendo alle domande dei pm Ornella Galeotti e Giuliano Giambartolomei - aveva rapporti sessuali con ragazzi. Anche io fui, in un periodo, tra i quattro prediletti che dormivano in camera con lui. Ci diceva 'Voi siete i puri, porterete il Verbo' tra gli uomini. Non parlavamo di questo fra noi, perchè il Profeta ci diceva che erano segreti da tener per noi e che gli altri all'esterno della comunità non potevano capire''.

Il testimone ha anche descritto le vessazioni psicologiche che sarebbero avvenute nella comunità di recupero per giovani disagiati. A cui nessuno si poteva sottrarre.  ''Fiesoli interrogava i membri di comunità. Alle donne in particolare poteva chiedere cosa pensassero, cioè se avessero avuto fantasie sessuali nella giornata. Dovevano ammetterlo, in particolare di essere lesbiche. Se una non lo ammetteva si stava fino alle 2 di notte, per ore, finché non lo avesse detto. O se invece diceva che aveva pensato ad uno di noi maschi, l'apostrofava di essere 'troia' o 'puttana' e le altre donne la denigravano e maltrattavano per giorni. Eravamo ragazzi di 18, 19 anni''. E ancora: ''Fiesoli rigirava i significati: diceva con disprezzo 'finocchi' e 'lesbiche' a coloro che non accettavano di diventare omosessuali ed erano attratti dall'altro sesso, cosa per cui li considerava dei deboli''. ''Non so da dove nascesse l'ossessione di Fiesoli che si doveva diventare omosessuali, a volte mi sembrava da qualcosa accaduto nella giornata, forse da incontri'', ha proseguito il testimone. ''Venivano a trovarlo notabili, non solo da Firenze. Erano medici, avvocati, magistrati, docenti, politici, lui parlava con loro e poi si vantava di essergli superiore. E' capitato che quando se ne andavano abbia orinato sulle loro auto davanti a tutti e lo lasciavano fare''.

VIOLENZA – Il passaggio più duro della deposizione quando il teste, saranno 112 in tutto le testimonianze sottoposte alla Corte, ha ricordato i Natali vissuti al Forteto.  ''Io sentivo la mancanza del Natale, avevo i ricordi di quando ero bambino. Lo dissi a Fiesoli e lui ebbe rapporti con me a Natale per tre anni'', ''mi son trovato a subire i rapporti, speravo di non averli''. ''A causa di Fiesoli, che tra i membri della comunità predicava ''l'omosessualità come metodo di purificazione'', ''fu interrotta brutalmente una relazione che avevo con una ragazza che mi piaceva''. Poi, ha proseguito il teste, una volta ''quando mi intrattenni, perchè mi piaceva, con l'assistente di una professoressa universitaria di Firenze amica di Fiesoli, Fiesoli alla stessa professoressa disse: 'Brutta puttana, non portare queste puttane' e la fece allontanare''.

Tra gli episodi riferiti dal teste anche l'esasperazione del marito questa docente universitaria, che si era appassionata ai metodi del Forteto per recuperare i giovani: ''Quando Fiesoli impose anche a loro, coppia sposata, di dormire separati, il marito prese una pistola scarica e la puntò alla nuca di Fiesoli: 'La prossima volta ti ammazzo', gli disse. Tutta la comunità si ribellò e cacciò il marito della professoressa: 'Te non puoi stare qui'''. Tra i metodi di Fiesoli per controllare i discepoli' della sua comunità c'erano i 'chiarimenti', cioè confessioni pubbliche di pensieri personali. Una volta una ragazza del Forteto rivelò di essere innamorata del testimone: ''Allora Fiesoli la fece camminare su un tavolo e le fece dire davanti a tutti: 'Io sono una troia, io sono una puttana, io sono una lesbica''', ha raccontato il testimone.
 


 

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