"Giornalisti in saldo" il presidio dei precari dell'informazione

Durante la due giorni "Giornalisti e Giornalismi" organizzata al cinema Odeon è andato in scena in piazza della Signoria il sit-in delle fasce più deboli dell'informazione

Il presidio sotto le mura di Palazzo Vecchio

A Firenze oggi e domani si discute di giornalismo. Etica della professione, morale, deontologia, ma soprattutto di diritti. Sì, diritti, quelli negati ad una fetta importante della categoria, il precariato dell’informazione, i sottopagati, quelli che a volte non percepiscono neppure quel poco, in molti casi invisibili. Ragazzi più o meno giovani, donne e uomini, che si consumano le suole delle scarpe senza assistenza medica, senza copertura sociale, senza rimborsi spese. Storie di collaboratori, pubblicisti, pagati 5, 6 euro al “pezzo”, a scendere. C’è chi percepisce 2, 3 euro, chi addirittura 50 centesimi lordi ad articolo. In quattrocento sono arrivati a Firenze per partecipare al convegno “Giornalisti e Giornalismi” (7-8 ottobre) organizzato dall’Ordine dei giornalisti al cinema Odeon. Quattrocento, quasi tutti ospitati da altri colleghi fiorentini che hanno aderito all’iniziativa “adotta un precario”.
“Vorrei esprimere il vivo apprezzamento per la decisione dell'Ordine dei giornalisti di essere vicino agli 'ultimi' della professione. Già in occasione della giornata dell'informazione al Quirinale ho avuto modo di richiamare l'attenzione delle istituzioni sui problemi e sui motivi di preoccupazione che travagliano la delicata professione giornalistica, indicando proprio il malessere e l'assillo del precariato tra i punti più critici”. Con queste parole il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha salutato con un messaggio l’inizio dei lavori fiorentini. “Rinnovo con convinzione - ha aggiunto Napolitano - l'auspicio che tutte le parti in causa concorrano alla salvaguardia e alla valorizzazione di quel capitale umano, con le sue risorse di creatività e d'innovazione, costituito da tanti giovani, e ormai anche non più tanto giovani, che quotidianamente operano in una realtà globale percorsa da forti tensioni e intensi cambiamenti”.

Durante il pomeriggio i precari dell’informazione hanno organizzato un presidio di protesta in piazza della Signoria. Striscioni, volantinaggio, e la convinzione di tutti i partecipanti che un'informazione sfruttata non può essere libera e quindi non può ottemperare al valore civile a cui aspira. Lo slogan del sit-in: “Giornalisti in saldo, da 99 euro al mese”. “Un’informazione malata – hanno detto – corrisponde ad una democrazia malata”. “La prima sfida che dovremmo vincere – ha dichiarato il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino – è quella di trovare una parola diversa da ‘precario’, perché ormai è entrata così tanto nelle orecchie della persone da farsi dolce; mentre dietro c’è lo sfruttamento sistematico, con la complicità di troppi giornalisti. Ci sono colleghi che vengono retribuiti perfino con 50 centesimi lordi ad articolo. Questa è una cosa insopportabile, alla quale proprio da Firenze cerchiamo di dare una risposta adeguata”. Iacopino conclude con una riflessione amara: “abbiamo avuto molti attestati di solidarietà e molte adesioni. C’è un incomprensibile silenzio del sindaco Matteo Renzi. Un giovane che non si occupa dei giovani francamente in me determina molte preoccupazioni”.

Anche Luciana Littizzetto ha voluto salutare i lavori del convegno attraverso una battuta inviata in un videomessaggio trasmesso in sala: “guardate che faccia avete - ha detto la comica - andate a fare le escort: la vostra donna delle pulizie prende più di voi”. Durante la due giorni dibattiti, discussioni, gruppi di lavoro, ma soprattutto verrà siglata 'La Carta di Firenze', per definire i diritti dei precari e sanzionare chi non garantirà l'equo compenso ai collaboratori. Un accordo in memoria di Pierpaolo Faggiano, corrispondente da Ceglie Messapica de La Gazzetta del Mezzogiorno, morto suicida nel giugno scorso. Pierpaolo, dopo amore svanito, si è fatto sopraffare dalle delusione per una professione troppo cara per essere soffocata da condizioni lavorative tanto precarie.
 

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