I segreti della Porta del Paradiso del Battistero

Nota anche come porta est, rappresenta l'ingresso principale al Battistero di Firenze. Un'opera di rara bellezza, carica di storia e curiosità

La Porta del Paradiso del Ghiberti Credits: Wikipedia

Nel 1424 Lorenzo Ghiberti aveva appena terminato la realizzazione della Porta Nord. Un lavoro così eccellente che, appena un anno dopo, la corporazione dell’Arte dei Mercanti di via Calimala lo incaricò di realizzarne un’altra. In base alle cronache del Vasari, il celebre appellativo deriverebbe da una considerazione espressa da Michelangelo, che di fronte all’opera compiuta disse “elle son tanto belle che starebbon bene alle porte del Paradiso”. 

Al Ghiberti ci vollero ben 27 anni per realizzare questa sontuosa porta in bronzo e oro, e il risultato fu così strabiliante che già nel 1452 si decise di spostare sul lato settentrionale la vecchia porta Nord e di lasciare a questa il posto d’onore, ovvero sul lato orientale rivolta verso la Cattedrale fiorentina.

Considerata a pieno titolo uno dei capolavori del Rinascimento, realizzata anche grazie all’apporto di artisti come Donatello, Luca della Robbia, Michelozzo e molti altri, la Porta del Paradiso è composta da 10 riquadri in cui sono illustrati alcuni episodi dell’Antico Testamento, dalla Genesi fino al Re Salomone. 

Lungo la sontuosa cornice vi sono 24 nicchie con all’interno una serie di figure bibliche e altrettanti tondi con teste di artisti contemporanei all’autore. Tra queste il Ghiberti, così come aveva fatto sulla Porta Nord, ha inserito la sua personalissima firma: un autoritratto dove ha scelto di rappresentarsi calvo e con un’espressione maliziosa, posizionandolo allo stesso livello di quello raffigurante Bartoluccio, suo padre adottivo e maestro. 

Pesante 8 tonnellate, alta più di 5 metri e larga 3, la Porta Est presenta dimensioni gigantesche e, come sottolineato da Galileo Galilei, è sufficiente chiudere le porte del Battistero con una leggera spinta per far tremare l’intero edificio. Il portale è sormontato dal bellissimo gruppo scultoreo del Battesimo di Gesù (1502), realizzato da Andrea Sansovino.

Per oltre 5 secoli la Porta del Paradiso è rimasta nella sua posizione originaria di fronte al Duomo, fino al secondo conflitto mondiale quando nel 1943 venne rimossa per motivi di sicurezza, per poi essere ricollocata nel 1948 in seguito al restauro condotto da Bruno Bearzi, un intervento che, dopo secoli, fece riemergere la doratura al mercurio, celata sotto lo sporco e una vernice nera apposta nel 1772. 

L’inesorabile scorrere del tempo e gli agenti atmosferici hanno poi cominciato a deteriorarla, una corrosione a cui si devono aggiungere i danni provocati dall’Alluvione del 1966, quando l’urto dell’acqua spalancò le ante, staccando ben 6 pannelli dal telaio di bronzo. Nel 1978 il soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure Umberto Baldini ordinò una campagna diagnostica per verificare lo stato dell’opera, un’analisi che dette inizio al suo restauro e nel 1990 al trasferimento della Porta originale presso l’Opificio. Al suo posto venne collocata una copia, finanziata dal mecenate giapponese Choichiro Motoyama e fusa da Aldo Marinelli della Galleria Frilli di Firenze.

Dopo un restauro durato 27 anni, che ha rappresentato una svolta fondamentale sulle modalità di intervento sui bronzi dorati, i pannelli originali sono tornati nel 2012 al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, dove sono attualmente conservati.

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