Dicomano, caso Forteto: giovane pestato sotto casa dopo un servizio de Le Iene

E' stato colpito sotto casa con pugni al volto e calci al torace. Il giovane è fratello di uno di coloro che hanno denunciato il fondatore e 'guru' de Il Forteto, Rodolfo Fiesoli

L’atteso servizio della trasmissione Le Iene sugli abusi nella comunità di recupero Il Forteto di Vicchio è stato mandato in onda ieri sera. E oltre allo sconcerto per le testimonianze diffuse riguardo abusi sessuali e maltrattamenti non sono mancate conseguenze sulle colline del Mugello: una ritorsione su un giovane. Non uno a caso, ma il fratello di uno di coloro che hanno denunciato il fondatore e 'guru' de Il Forteto, Rodolfo Fiesoli. Da quanto ricostruito sarebbe stato atteso davanti a casa, a Dicomano, e colpito con pugni al volto e calci al torace mentre scendeva dalla sua auto. A colpirlo sarebbe stato un familiare di uno dei 23 soggetti rinviati a giudizio, tra cui lo stesso Fiesoli. Sul luogo dell' aggressione è intervenuta una pattuglia dei carabinieri del 112 di Borgo San Lorenzo.

IL SERVIZIO DE LE IENE

La motivazione dell’aggressione sarebbe un post pubblicato dal giovane su Facebook mentre era in corso la trasmissione in cui l'aggredito ha scritto frasi tipo "giustizia sarà fatta". Prima di rincasare l'aggredito aveva seguito la trasmissione su Mediaset insieme ad altri della comunità, fra cui alcune vittime che hanno denunciato le violenze subite. Inoltre, secondo quanto emerge, non è escluso che a far scattare l'aggressione potrebbero essere stati alcuni contenuti del servizio televisivo in cui sono state diffuse alcune testimonianze sulle vessazioni patite nella comunità, che da un trentennio si occupa del recupero e del reinserimento sociale di minori in affidamento dai tribunali. Il giovane è stato accompagnato all'ospedale di Borgo San Lorenzo dove ha avuto un referto con prognosi di cinque giorni. Stamani ha presentato una querela-denuncia per lesioni alla stazione dei carabinieri di Vicchio.

Sul caso si è sollevata anche la politica.  "Abbiamo buone ragioni - scrive in una nota, il consigliere regionale del Pdl, e presidente della commissione d'inchiesta del Consiglio toscano sulla vicenda del Forteto, Stefano Mugnai, esprimendo la propria solidarietà - di ritenere che i fatti riferiti corrispondano a verità. Si tratta di un'escalation di atti intimidatori verso chi con dolore e coraggio ha denunciato trent'anni di violenze e soprusi". Nelle settimane scorse, ricorda, "una delle vittime ha trovato per nove volte le gomme dell'auto squarciate" mentre "al presidente dell'Associazione vittime del Forteto sono stati tagliati i fili del telefono". Per il consigliere Pdl "é il segno di come la tensione stia montando nei momenti in cui si rende più palese la drammatica realtà che per decenni si è consumata all'interno di quella comunità, a danno di decine di minori".

Secondo gli esponenti del Consiglio regionale Giovanni Donzelli e la consigliera comunale di Vicchio Caterina Coralli "questo clima potrebbe contaminare anche le testimonianze del processo in corso. E' necessario intervenire immediatamente e senza remore per difendere i più deboli".

“Come Consiglio Regionale – ha commentato il consigliere Pd Paolo Bambagioni - abbiamo fatto la nostra parte per fare emergere tutte le testimonianze, grazie al lavoro dell’apposita Commissione d’Inchiesta, mettendo a punto una relazione che ora la magistratura sta analizzando in quanto documento utile alle indagini in corso”.

PROCESSO - Sulla comunità di recupero di minori il prossimo 4 ottobre sarà aperto un processo a Firenze con 23 imputati per maltrattamenti, tra cui il fondatore Rodolfo Fiesoli, che sarà imputato anche di violenze sessuali sui minori.  

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