Prostituzione, Nardella: “Dimezzata grazie ad ordinanza, ora legge nazionale”

Il sindaco: “Violenza disumana sulle nostre strade, non voltiamoci dall'altra parte”

Prostituzione

La prostituzione in strada a Firenze è “dimezzata” a seguito dell'ordinanza, che prevede multe fino a 206 euro e carcere fino a 3 mesi per i clienti, emessa a metà dello scorso settembre. E' il sindaco Dario Nardella a rivendicare la validità del provvedimento, che in due mesi e mezzo ha portato a 17 sanzioni nei confronti di altrettanti clienti.

“I risultati ci incoraggiano. Le ragazze in strada in città sono dimezzate”, dice Nardella, questa mattina, al convegno in Palazzo Vecchio 'Libere dalla tratta', organizzato da Cisl e Commissione diritti umani del consiglio comunale.

“Il fenomeno della prostituzione - prosegue il sindaco -, è gravissimo, annienta la volontà delle donna: parliamo di ragazze strappate dai Paesi d'origine, schiavizzate, violentate e sbattute sui marciapiedi delle nostre strade, costrette a vendersi per 10 o 20 euro. Non possiamo rimanere in silenzio e voltarci dall'altra parte”.

Forte appoggio all'ordinanza, che ha validità 6 mesi, dalla Cisl e dalla Comunità Giovanni XXIII. “Come sindacato è nostro dovere pensare agli ultimi. Sono 100mila le donne costrette a vendersi in Italia, il 37% ha tra i 13 e i 17 anni, è un dramma sociale e umano”, dice Roberto Pistonina, segretario generale della Cisl Firenze-Prato. “L'ordinanza di Firenze è un esempio”, aggiunge la segretaria generale Annamaria Furlan.

Presenti alcuni volontari della Comunità Giovanni XXIII e le operatrici della cooperativa Cat e del Progetto Arcobaleno, che più volte a settimana girano di notte sulle strade della prostituzione offrendo sostegno e aiuto alle ragazze sui marciapiedi: informazioni sull'assistenza sanitaria, distribuzione di preservativi, bevande calde, indumenti, nel tentativo di ricevere la fiducia delle ragazze ed aiutarle ad uscire dalla tratta, percorso molto difficile per le minacce e le ritorsioni, anche verso le famiglie, degli sfruttatori.

“L'ordinanza segue una via giusta, i clienti sono corresponsabili delle mafie che sfruttano le ragazze”, dice anche Serena Perini, presidente della Commissione VII e volontaria della Comunità Giovanni XXIII.

Dubbi sul provvedimento invece arrivano da altre operatrici. “E' un modo per spostare il fenomeno, più che per governarlo. Il rischio è che le ragazze si spostino in periferie ancora più lontane e deserte dove nessuno può aiutarle, o che abbassino il prezzo delle prestazioni per racimolare soldi da dare agli sfruttatori”, spiegano Lisa Bertini (cooperativa Cat) e Cristina Baldi (Progetto Arcobaleno). Poi c'è il problema della prostituzione al chiuso, nelle case, pubblicizzata on line e su alcuni quotidiani. “Anche lì, lontano dalla vista, aumenta lo sfruttamento e il pericolo per le ragazze”, aggiungono le due donne.

“Con l'ordinanza rendiamo più difficile la vita alle mafie che gestiscono la tratta. E' chiaro che non è una soluzione definitiva, serve un provvedimento normativo nazionale. Ma intanto facciamo la nostra parte, se troveremo saranno proposte soluzioni migliori le applicheremo”, replica Nardella, che invita tutti i sindaci d'Italia ad adottare provvedimenti simili.

Al convegno anche la testimonianza di Ionela, vittima di tratta e arrivata in Italia dalla Romania nel 2007: “Sono stata venduta da mio cugino e costretta a prostituirmi a Rimini per 3 anni, dopo essere stata violentata e picchiata fino ad avere le costole rotte”, racconta la donna, ora 37enne. Parlarne di fronte a tutti è dura, la voce è rotta dalla commozione: “Ma devo trovare il coraggio per farlo, devo farlo per aiutare le ragazze ancora schiave sui marciapiedi”.

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Vittima di tratta e costretta a prostituirsi per 3 anni-2  L'intervento del sindaco Dario Nardella-2

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