Partorì nel bagno di casa e gettò il neonato nella spazzatura, condannata per occultamento di cadavere

La terribile vicenda risale al 2014. Condannata anche la nonna: aiutò la figlia a sbarazzarsi del piccolo

Partorì nel bagno di casa e poi si sbarazzò del neonato, chiudendolo in un sacchetto e buttandolo nella spazzatura. Con la complicità dei suoi genitori. Per questo una donna di circa 40 anni, residente nella campagna fiorentina, è stata condannata dal giudice Fabio Gugliotta del tribunale di Firenze a due anni di reclusione, per occultamento di cadavere.

Stessa condanna per sua madre, ultraottantenne, nonna del neonato. Il padre invece, cioè il nonno del piccolo ucciso, è deceduto durante l'inchiesta e la sua posizione è stata dunque archiviata. La terribile vicenda risale all'agosto 2014. L'accusa - il pm Giuliano Giambartolomei prima e il collega Eligio Paolini poi - aveva inizialmente aveva ipotizzato il reato di infanticidio, ma non ha poi potuto dimostrarlo.

Le indagini dei carabinieri, infatti, sono partite soltanto una settimana dopo il parto, quando la casa era già stata ripulita da ogni traccia, come emerge dalle intercettazioni. A segnalare con grave ritardo l'accaduto agli uomini dell'Arma, gli operatori del telefono azzurro contattati da una vicina di casa della 40enne.

La testimone sentì i primi vagiti del neonato e vide il nonno del piccolo uscirsene poco dopo di casa, con un sacchetto in mano. Nessuna prova quindi che il neonato fosse stato ucciso, per la procura, ma la certezza che il feto fosse nato vivo e poi fatto sparire in qualche modo. E chissà dove.

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La 40enne, peraltro, aveva già partorito 4 anni prima, è stato ricostruito durante il dibattimento. Ma anche in quel caso il neonato era sparito. E il giudice, dopo aver condannato madre e nonna, ha anche disposto la trasmissione degli atti processuali in procura, affinché sia valutata l'ipotesi di falsa testimonianza a carico di due parenti della 40enne: avrebbero mentito sotto giuramento, per “coprire” la consanguinea.

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