Evasione: attaccato il patrimonio di tre imprenditori, scoperti contatti con una cosca calabrese

I tre imprenditori erano già noti alle cronache per il sequestro di alcune note attività

Tre imprenditori calabresi, già noti alle cronache fiorentine, finiscono di nuovo nel mirino della Direzione Investigativa Antimafia. La Dia ha infatti effettuato un sequestro di beni per un valore di oltre cinque milioni di euro nei confronti di Iuzzolino Giuseppe, Martino Castiglione e Vincenzo Benincasa. 

I tre, di 80, 60 e 57 anni, tutti originari di Strongoli (Crotone), erano già stati indagati per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e all'evasione fiscale in una precedente indagine illustrata il marzo scorso. Anche in quel caso vi fu un sequestro di beni ( tra cui bar, ristoranti e attività commerciali) poi annullato dal tribunale del Riesame. Tra questi anche il bar pasticceria Caldana di piazza Leopoldo e il bar Il Barco di via Baracca. Oltre al Pizzaman di via Baracca. Quest'ultimo però non ha a che fare con la nota catena cittadina, tanto che proprio sul nome era sorto un contenzioso. Nel Pratese il bar Becco D'Oca oltre ad appartamenti pregiati del complesso immobiliare Il Teatro, nel quartiere del Pino. 

Il provvedimento odierno, finalizzato alla confisca, e allargato anche ai familiari dei tre imprenditori, parte dalle indagini della Dia coordinate dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Partendo dalla sproporzione tra i redditi dichiarati dagli imprenditori (Iuzzolino al di sotto dei 15mila euro annui)  e le ingenti movimentazioni di capitali - già definite come un "vorticoso giro di contanti la cui origine è oscura" - e investimenti in immobili. Al binario sull'evasione fiscale si aggiungerebbero anche contatti con un esponente della criminalità organizzata calabrese - famiglia “Giglio” - di Strongoli. 
 
Dalle indagini sarebbe emerso che Iuzzolino sia stato il fulcro delle operazioni economiche. Gli imprenditori attraverso la "Sira Costruzioni" di Strongoli, avrebbero effettuato operazioni immobiliari (con nel caso dei numerosi alloggi costruiti a Prato – 66 appartamenti - il cui terreno è stato acquistato per oltre un milione e trecentomila euro), la cui provvista di denaro è stata fornita in contanti e senza l’ausilio di alcun finanziamento bancario.

Da quanto ricostruito, negli ultimi anni sarebbero confluiti ingenti capitali nella società Sira e altre società costituite. La quale a sua volta avrebbe consentito l'acquisto di immobili e attività sulle province di Firenze, Prato e Pistoia. Poi, grazie al conto finanziamento soci, le società "prestavano" agli imprenditori somme pari o superiori a quelle versate. I tre decreti di sequestro vanno ad attaccare la provenienza dubbia dei fondi con cui sono state effettuate le operazioni. "Questa è la prima volta a Firenze che si ha una misura di questo tipo - ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Creazzo riferendosi alla misura di prevenzione patrimoniale". 

In tutto sono 19 gli immobili sequestrati, 9 società (affidate ad un curatore in modo che chi ci lavora non perda il posto), oltre a una quarantina tra conti correnti, libretti e titoli. Il tutto, riconducibile a 21 soggetti, ha un valore stimato in oltre 5 milioni di euro. Per i tre imprenditori è stata chiesta la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il 22 febbraio la prima udienza. 

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