Mostro di Firenze, Vigilanti “Ogni tanto mi cercano ma non trovano nulla”

Sono le parole dell’87enne residente a Prato indagato per i delitti del ‘Mostro di Firenze”

"Mi cercano sempre, da sempre. Ma poi non trovano mai nulla". Lo dice in un'intervista alla Nazione Giampiero Vigilanti, 87enne residente a Prato ma originario di Vicchio (paese natale anche di Pietro Pacciani) che  è al centro del nuovo filone di indagini che sta cercando di dare un volto agli autori e ai mandanti del mostro delle coppiette che seminò il panico nelle colline fiorentine tra gli anni Sessanta e Ottanta

"Negli ultimi 10 anni avrò visto il pm Canessa (pubblico ministero che indaga sui delitti) decine di volte. È venuto a interrogarmi anche qui, a casa. Ora è in servizio a Pistoia, ma quando era a Firenze i militari sono venuti a prendermi per interrogarmi quasi ogni settimana, mi portavano nella caserma di Borgo Ognissanti". L’87enne racconta alla Nazione di aver visto Canessa l’ultima volta lo scorso anno.  

Vigilanti conosceva Pietro Pacciani e dice di averlo visto anche al suo ritorno in Italia dopo il 1961: "Lui doveva scontare 14 anni di prigione per il delitto dell'amante della sua fidanzata (che fu consumato a Vicchio). Sapeva di aver sbagliato". 

L’ottantenne ha poi raccontato della sua esperienza da legionario: “Passai la frontiera con la Francia per guadagnarmi da vivere, lo avevo già fatto a 16 anni. La polizia francese mi disse: scegli, o torni a casa o ti arruoli. Ho combattuto 8 anni in Vietnam. Ho lavorato anche a Marsiglia dove ho aperto un locale tipo nightclub", poi "andò male".

Ieri anche la moglie di Vigilanti ha parlato con la stampa, la donna ha detto: "Finché non si risolverà la questione delle pistole non finirà”.  Il riferimento è a quattro armi da fuoco con le quali Vigilanti dice di essere andato a sparare solo al poligono di tiro e che sarebbero state in passato anche oggetto di un furto subito dall'uomo.

La donna, da 55 anni insieme a lui, dice "essere molto preoccupata" per gli effetti mediatici della nuova indagine, soprattutto per i figli della coppia. 

Il caso del ‘Mostro di Firenze’ è uno dei più grandi misteri italiani. Il primo omicidio ci fu nel 1968, quasi 50 anni fa. In un primo momento gli investigatori seguirono la pista del killer solitario. Poi passarono a indagare su un gruppo di persone. Infine, la pista dei mandanti. Il mostro di Firenze, il maniaco delle coppiette, ha colpito otto volte, uccidendo 16 giovani, tra il 1968 e il 1985, sulle colline fiorentine. La verità giudiziaria ha portato alle condanne di Mario Vanni, all'ergastolo, e Giancarlo Lotti, 26 anni, quali autori materiali di almeno quattro degli otto duplici delitti, quelli di Montespertoli, Giogoli, Vicchio e Scopeti. Pietro Pacciani, l'altro ''compagno di merende'', è morto in attesa di giudizio, dopo una condanna in primo grado, un'assoluzione in appello e un annullamento della Cassazione. 

Fu Lotti a far partire l'inchiesta ter, sul secondo livello. Nel 1996 raccontò che i reperti asportati ad alcune vittime sarebbero finiti, in cambio di soldi, a un dottore. La procura identificò il dottore nell'ex farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, assolto però dall'accusa nel 2008.

L'inchiesta sui mandanti è arrivata anche in Umbria e riguarda la morte, nel 1985, del medico Francesco Narducci, il cui corpo fu ritrovato nel Lago Trasimeno. 

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