Minacce telefoniche all'arbitro Rocchi, in realtà è un omonimo

Gianluca Rocchi di Limite sull'Arno da qualche giorno sta ricevendo insulti e minacce perchè confuso con il direttore di gara che sabato a San Siro concesse al Napoli un rigore fuori area

Il vero arbitro Gianluca Rocchi

Gianluca Rocchi sabato sera a San Siro ne combinò di cotte e di crude. L’arbitro fiorentino è stato l’assoluto protagonista in negativo della partita di cartello. Un rigore concesso per un fallo fuori area, in più, nella stessa decisione, l’aggravante: l’espulsione di Obi. La partita Inter – Napoli praticamente finì lì, nella giocata di Maggio, nella spallata di Obi e in quella decisione maldestra del direttore di gara fiorentino. Giocatori e stadio infuriato, Ranieri espulso nel tunnel per gli spogliatoi. Nervi a fior di pelle insomma. Tanto che la cosa ha lasciato spiacevoli strascichi e fraintendimenti pericolosi. Si perché la cosa non è finita qui e c’è chi ha pensato di farsi giustizia da solo, sbagliando tuttavia metodi e persona.

Così Gianluca Rocchi, un signore di 44 anni, omonimo dell’arbitro, residente a Limite sull’Arno, da qualche giorno continua a ricevere insulti e minacce al telefono. In questo vicenda di problemi ce ne sono molti: dall’etica dello sport, alle distorsioni del calcio, alla convivenza civile. Uno rilevante, Gianluca Rocchi di Limite, non fa l’arbitro, anzi con il calcio non ha niente a che fare e per altro è disoccupato. Le telefonate minatorie vanno avanti da qualche giorno e lui comincia ad avere paura, come ha dichiarato la vittima di questo episodio sulle pagine di un quotidiano. Non si tratta di uno scherzo ma della follia di un tifoso (tifoso?) neroazzurro che sapendo le origini di fiorentine di Brocchi avrà preso l’elenco del telefono e si sarà messo in caccia del cognome tanto odiato.
''Non è la prima volta che accade - confessa il 44enne limitese - e anche per questo mi informo sulle prestazioni dell'arbitro fiorentino per capire se mi devo aspettare qualche telefonata di minaccia. Spero sempre che diriga bene le gare. In ogni caso non è bello sentirsi dire al telefono ti ammazziamo”. Che dire, in quest’Italia calciofila, in cui la passione a volte si miscela con la follia, anche la casualità può dare adito e benzina alla stupidità umana.
 

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