Psicologia, il padre dell’innovativo metodo anevrotico "entra" nelle carceri

Il dottore Loris Pinzani, e il metodo da lui teorizzato, lanciano una sfida per aiutare i detenuti a non delinquere in futuro

Psicologia

Il rettificatore delle personalità tormentate, il formattatore dei disagi personali, il teorizzatore di un metodo innovativo nato sotto all’ombra della Cupola. Il padre del metodo “anevrotico”, lo psicologo e psicoteraupeta Loris Pinzani, affronta le carceri cercando di offrire un contributo alla lettura delle condizioni del sistema di detenzione. Il dottore fiorentino è “entrato”, grazie alle telecamere di TVR 7 GOLD, all’interno della casa circondariale de “La Dogaia” di Prato.

Pinzani ha compiuto un’analisi dei soggetti, confidando di tracciare un percorso da cui risalire per capire quali siano le origini dei disagi che hanno poi portato gli individui a delinquere. Gettando, anche dopo un’attenta osservazione delle relazioni generatesi in cella, un guanto di sfida nei confronti del sistema nell’intero complesso: “E’ verosimile che, dopo aver coinvolto i detenuti nel mio metodo, in futuro non tornino a commettere reati”.

METODO – In cosa consiste questo metodo anevrotico? Il dottore parte dalla percezione del disagio mentale vissuto dall’individuo, cioè dalla discrepanza tra ciò che il soggetto desidera e ciò che invece ottiene. Un malessere, talvolta sfociato nella duplicazione di emozioni e modelli, spesso conosciuti nell’infanzia, che può terminare in patologie come depressione, ossessione, ansia, o altri tipo di disturbo.

Il dottore, nel sistema anevrotico, ha un ruolo centrale. Fondamentale. Verrebbe da dire di “fulcro”. Lui è il perno su cui ruota la comunicazione con il paziente; con l’obbiettivo di farlo arrivare a una più approfondita conoscenza di sé. In pratica, tramite un piano di conoscenza (Alpha), di cui da poco è stata scoperta esistenza, lo psicoterapeuta rende consci, e così “estirpa”, i comportamenti che creano il disagio. Inserendo poi dei nuovi “input” su cui si ricalcolano le emozioni del paziente, e su cui può ricostruire il nuovo percorso­ cammino.IMG_0352-2

Il metodo, basato sul filone "bioniano" della moderna psicoanalisi, dopo oltre dieci anni di studi, ha dalla sua anche una forte componente scientifica. Infatti il professor Pinzani, che ha compiuto un’indagine statistica abbinata a dati guarigione, presentati nei mesi scorsi all'Ordine dei Medici di Firenze, chiarisce come una volta che le nuove direttive hanno attecchito, il processo sia irreversibile. Il dottore, sostenuto da una miriade di pubblicazioni in numerose università italiane, si dice pronto a dimostrare ovunque nel mondo la validità della sua teoria mediante uso di interpreti entro la prima seduta di psicoterapia.

E i risultati sarebbero evidenti. Come? Partendo dal fatto che il cervello si basa su stimoli biochimici ed elettrici. Amplificando da 20mila a 500mila volte i messaggi tra neuroni, Pinzani ha riscontrato variazioni significative sui pazienti tra le prime sedute e quelle precedenti alla fine del trattamento. Quest’ultimo di una durata media tra i sei e gli otto mesi. In sostanza il metodo anevrotico dimostrerebbe la capacità di cura delle sedute con la variazioni dell’attività celebrale. La percentuale di guarigione o di remissione dei sintomi arriverebbe al 90% dei casi trattati(appartenenti al campione studiato). Con un miglioramento intorno ai sessanta punti percentuali, in pratica un livello di galleggiamento nella società tale, che il paziente non possa in futuro esser più trascinato a fondo dai disagi­-zavorra. E, se non bastasse, l’autopercezione del benessere triplicherebbe: passando da 20 a 70.

Venerdì pomeriggio il dottor Pinzani sarà al Saltino di Vallombrosa con il professor Giulio Dei e la professoressa Vera Franci Riggio per discutere del tema le architetture dell'Anima. Argomento? La vocazione nella religione.

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