"Magistrati corrotti": coinvolto l'ex socio di Tiziano Renzi

Presunti favori processuali: arrestati due magistrati, nei guai Dagostino. E nell'inchiesta spunta il nome di Lotti

"Un programma criminoso indeterminato nel tempo che, attraverso il costante ricorso alla corruzione di pubblici ufficiali, assicurava favori nei confronti di facoltosi imprenditori" con due magistrati che "avrebbero garantito positivi esiti processuali [...] in cambio di ingenti somme di denaro", "tra i quali un orologio in oro Daytona Rolex e diamanti".

Un quadro gravissimo emerso dall'indagine della procura di Trani che ha portato all'arresto di tre persone, fra i quali il giudice tranese Michele Nardi, ora pm a Roma e il pm Antonio Savasta, anche lui oggi a Roma come giudice. Fra i coinvolti nell'inchiesta c'è anche l'imprenditore barlettano Luigi Dagostino, entrato nelle cronache fiorentine come ex socio di Tiziano Renzi, e già finito a processo a Firenze con l'accusa di false fatturazioni, proprio insieme al padre dell'ex premier. E proprio da questa inchiesta sarebbe partita anche questa indagine.

Secondo quanto emerso nell'inchiesta, inoltre, "Savasta, come aveva raccontato Repubblica a giugno, indagava sull'ex socio di Tiziano Renzi, Luigi Dagostino. Ed è a lui che chiede di incontrare Lotti: Savasta voleva infatti andare via dalla procura di Trani ed era alla ricerca di una sponda romana", come scrive il quotidiano diretto da Mario Calabresi.

Proprio a Firenze il 16 aprile i pm Luca Turco e Christine Von Borries hanno interrogato l'ex sottosegretario Luca Lotti, scrive Repubblica. "Non ricordo con esattezza", risponde Lotti a varie domande. Salvo però aggiungere un particolare che non è un dettaglio. "Di regola Dagostino mi parlava dei suoi interessi a Firenze come il caffè Rivoire, delle sue attività riguardanti il The Mall e del fatto che voleva costruire un centro commerciale a Fasano".

Per il parlamentare di Fratelli d'Italia Giovanni Donzelli, che più volte aveva accusato "intrecci oscuri" sulle operazioni di Dagostino a Firenze e nella realizzazione di outlet anche in Puglia, il caso "è inquietante". "Un gruppo di affari nella quale è stato coinvolto anche l'ultimo presidente di Banca Etruria Lorenzo Rosi. Oggi le istituzioni che hanno dato credito a questi personaggi, anche a Firenze con la compravendita dell'ex teatro comunale di Firenze, si dovrebbero cospargere il capo di cenere", ha aggiunto.

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