Magherini, le colpe dei carabinieri: “L'immobilizzazione impedì l'apporto di ossigeno”

Le motivazioni della sentenza di condanna per la morte dell'ex calciatore: fatale il mantenimento della posizione prona

Riccardo Magherini

“È indubbia l'intossicazione da cocaina, ma di per sé non avrebbe condotto al decesso”. Così si legge nelle motivazioni con le quali la terza sezione penale della Corte d'Appello di Firenze ha condannato il 19 ottobre scorso i tre carabinieri imputati per la morte di Riccardo Magherini, ex calciatore delle giovanili della Fiorentina, avvenuta durante un fermo nella notte del 2 marzo 2014. Due di loro furono condannati a 7 mesi, uno a 8 di reclusione.

Le motivazioni della sentenza di appello - che quindi in parte ribaltano quelle della sentenza di 1° grado - pongono invece l'accento sulle modalità di intervento e di fermo prolungato, a pancia in giù, da parte dei militari, anche dopo che Magherini si era calmato. “Il mantenimento e l'immobilizzazione di Magherini nella posizione prona che gli impedì l'apporto di ossigeno che gli era necessario fu per lui letale, e in tale condotta si ravvisa la colpa dei carabinieri: nell'aver trascurato di considerare che il placarsi delle sue grida e l'affievolimento della voce, e l'assenza di movimento del corpo, significavano o potevano significare una grave sofferenza asfittica”, scrivono i giudici.

Il collegio, presieduto da Luisa Romagnoli, aggiunge che “non avrebbe condotto al decesso una persona sana e senza alcuna alterazione delle proprie funzioni, la sola posizione prona coatta”. Ma Magherini in quel momento non era in tali condizioni fisiche, ma “alterato gravemente e soprattutto palesemente”. Proprio per questo “la posizione prona che gli impedì l'apporto di ossigeno che gli era necessario, fu per lui letale”.

I giudici riconoscono che ci fossero inizialmente i presupposti per fermarlo, ammanettarlo e metterlo in posizione prona (cioè a pancia in giù) ma in un secondo momento “considerato il progressivo attenuarsi della sua agitazione fino alle parole 'sto morendo' e poi al silenzio, i carabinieri avrebbero dovuto porlo seduto o quanto meno supino”, non essendoci più elementi che “giustificavano il mantenimento nella posizione prona”. Se messo in altra posizione, concludono i giudici, “si sarebbe potuto prevenire l'arresto cardiaco”. Nella sentenza dell'ottobre scorso veniva invece confermata l'assoluzione per le volontarie della Croce Rossa intervenute quella sera.

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