Magherini: la morte non era “prevedibile” dai carabinieri

Uscite le motivazioni dell'assoluzione dei militari

La morte di Riccardo Magherini, avvenuta in Borgo San Frediano il 3 marzo 2014 durante un fermo dei carabinieri, per arresto cardiocircolatorio dopo essere stato ammanettato e tenuto in posizione prona  dai militari mentre era in una condizione di “delirio eccitatorio” per “intossicazione da cocaina”, non era “prevedibile, perché le forze dell'ordine non avevano le competenze specifiche in materia”, nel caso di arresto di persone in simili condizioni psicofisiche.

Così si legge nelle motivazioni rese pubbliche ieri dalla Cassazione, che due settimane fa ha assolto i tre carabinieri imputati di omicidio colposo per la morte dell'ex calciatore (una sentenza che ha ribaltato le condanne a 7 e 8 mesi ricevute in primo grado e in appello).

Per evitare la morte di Magherini, mettendolo seduto perché respirasse meglio, i carabinieri “avrebbero dovuto prospettarsi e prevedere in concreto un quadro di conseguenze dannose per l'organismo umano che solo il sapere scientifico entrato nel processo attraverso approfondite perizie mediche ha poi reso note”, si legge ancora.

Ma tali conoscenze secondo la Cassazione non erano “esigibili” dai carabinieri (il 13 marzo 2014, 10 giorni dopo, divenne operativa la nuova circolare dell'Arma che metteva al bando le “immobilizzazioni protratte”).

Magherini fu immobilizzato e tenuto in posizione prona, pancia a terra, per tredici minuti, dall'1:31 all'1:44 di notte. In diversi video registrati con i telefonini si vede e si sente Magherini urlare “sto morendo” e chiedere “aiuto”. L'uomo venne trattenuto a terra, anche dopo che smise di parlare. Poi la morte.

La Cassazione, si legge ancora nelle motivazioni, vede una sola “similitudine” con la morte del 18enne Federico Aldrovandi, deceduto a Ferrara il 25 settembre 2005 dopo essere stato arrestato e immobilizzato in strada da agenti della polizia.

“Anche in quell'occasione dei rappresentanti delle forze dell'ordine furono richiesti di intervenire su strada, come purtroppo sempre più spesso accade nelle nostre città, perché c'era un giovane che dava in escandescenze sotto l'effetto di sostanze stupefacenti”, dice la Cassazione, ma nel caso Aldrovandi l'azione dei poliziotti “si sviluppò con modalità violente: Aldrovandi venne aggredito fisicamente dai quattro poliziotti, i quali lo percossero ripetutamente con l'uso di manganelli e calci”.

Nel caso di Magherini la Cassazione rileva come atto di violenza ingiustificato due calci, che però secondo i giudici non hanno alcun collegamento con la morte di Magherini. La famiglia di Magherini ha annunciato ricorso alla Cedu, la Corte Europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo. La giornalista Giulia Innocenzi delle Iene ha lanciato una raccolta di fondi on line per sostenere il ricorso.

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