Caso Magherini, la difesa dei carabinieri: “E’ un processo contro l’Arma”

I legali dei militari chiedono l'assoluzione e accusano il 118: "Se fosse stata mandata subito un'automedica non sarebbe morto", tra un mese la sentenza

Riccardo Magherini

Assoluzione. E’ la richiesta degli avvocati Francesco Maresca e Riccardo Ragusa per i loro assistiti, i quattro carabinieri (Stefano Castellano, Davide Ascenzi, Vincenzo Corni e Agostino Della Porta) imputati di omicidio colposo, al pari di tre volontari della Croce Rossa, per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta il 3 marzo 2014 in borgo San Frediano, durante l’arresto da parte dei militari.

“Usciamo dall’ipocrisia processuale, questo è un processo contro l’intera Arma dei carabinieri. Comunque vada a finire, la morte di Riccardo è una tragedia, ma dalla famiglia Magherini avrei voluto rispetto ed educazione, invece di offese e minacce”, esordisce Maresca, che difende Ascenzi, Corni e Della Porta. L’arringa del legale si incentra poi sul ruolo del 118 e sull’assunzione, quella notte, da parte di Magherini, “di una massiccia dose di cocaina e di alcol”. In aula ci sono volontari e amici di Magherini ma, dopo il richiamo del giudice nell’ultima udienza, senza le consuete tute rosse e le magliette gialle con la scritta ‘I Love Riky’.

“I carabinieri chiamarono subito un’ambulanza, chiedendo un medico. Invece si videro arrivare dei volontari”, prosegue Maresca, che richiama l’attenzione sull’operatrice del 118 che dopo la chiamata dei militari “scelse di inviare i volontari invece dell’auto medica. E’ questo lo sbaglio macroscopico e la causa esclusiva che ha portato alla morte di Magherini. Se fosse stata inviata subito l'automedica, come richiesto, sarebbe sopravvissuto: oggi quell’operatrice dovrebbe essere l’unica imputata in questo processo”. Posizione non condivisa dal pm Luigi Bocciolini, che dopo un primo momento ne chiese l’archiviazione.

Insieme ai carabinieri sono imputati anche tre volontari. Uno è morto nel corso del processo. In merito alle altre due, il pm ha chiesto la condanna per la sola Claudia Matta, che si avvicinò al Magherini steso a terra, ammanettato e tenuto prono, a pancia in giù sull'asfalto. “Riccardo è morto per asfissia - sostengono i legali di Magherini -, causata dai carabinieri che hanno continuato a starci sopra anche quando era ammanettato, facendo pressione sul collo ed impedendogli di respirare”. I legali dei carabinieri invece puntano sul fattore cocaina.

Se non l’avesse assunta avrebbe potuto restare in posizione prona e non sarebbe morto, e se un calcio c’è stato, è stato dato per farlo girare”, dice Maresca, che poi chiama nuovamente in causa i volontari. “Sono soccorritori di livello avanzato, in grado di fare manovre respiratorie. Perché non hanno iniziato un dialogo con i carabinieri?”. “Perché i carabinieri hanno impedito loro di avvicinarsi”, sostiene la difesa dei volontari. Una tesi respinta da Maresca: “La Matta ha potuto avvicinarsi, e se avesse chiesto di girare Magherini per fare delle manovre respiratorie certo non le sarebbe stato impedito”.

Il pm, per i 4 carabinieri e per la volontaria della Croce Rossa, ha chiesto una condanna a 9 mesi (con 1 mese aggiuntivo a Corni per percosse). Il giudice Barbara Bilosi ha convocato le parti per il prossimo 13 luglio alle 9:30. Forse ci sarà una contro replica delle parti civili (gli avvocati di Magherini), poi il giudice riunirà la camera di consiglio ed emetterà la sentenza.

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