Mafie, allarme rosso: “Toscana colonizzata, 15 miliardi di fatturato”

Il rapporto 2018 della Fondazione Caponnetto segnala una situazione preoccupante: “C'è omertà, non se ne parla. E la politica non fa abbastanza”

Rifiuti, usura, prostituzione, droga, armi, riciclaggio. Sono i 'settori' preferiti dalle mafie, che, come denuncia il Focus Mafia in Toscana 2018, presentato questa mattina dalla Fondazione Antonino Caponnetto, prosperano anche nella nostra regione.

“Dieci anni fa abbiamo lanciato lo slogan 'la Toscana non è terra di mafia ma la mafia c'è'. Oggi purtroppo quello slogan non va più bene: la Toscana è diventata terra di criminalità organizzata e possiamo dire che è in parte colonizzata dalla mafia” dice, senza mezzi termini, Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto.

“Il principale punto debole è l'omertà, la paura di vedere che la mafia e la criminalità organizzata sono molto presenti. Se ne parla poco, anche se si tratta del problema principale del Paese, e la politica non fa abbastanza per denunciare e contrastare il fenomeno”, prosegue Calleri, denunciando anche un venir meno dell'attenzione della società civile nel suo complesso.

Il rapporto stima che le mafie in Toscana abbiano un giro d'affari di 15 miliardi di euro all'anno. Una cifra esorbitante. “E per certi versi siamo messi peggio che nelle regioni del Sud, perché qui le mafie sono presenti tutte: mafia, camorra, 'ndrangheta, che si sono rafforzate sul territorio toscano, oltre all'avvento delle mafie straniere come quella cinese e nigeriana”, aggiunge Renato Scalia, ex ispettore della Dia, Direzione investigativa antimafia, e coautore del rapporto.

“C'è un passaggio della relazione 2016 della Direzione nazionale antimafia che dice che ci sono riscontri investigativi sul fatto che sussiste una connessione tra mafia e politica in Toscana, mi pare un dato sfuggito ai più”, mette il dito nella piaga Scalia.

Per quanto riguarda Firenze, la Fondazione Caponnetto applaude alle operazione svoltesi negli ultimi tempi, ma invita a non abbassare la guardia. “Tra i settori più a rischio in città ci sono sicuramente i nuovi locali, della ristorazione ma non solo. Sarebbe bene effettuare un controllo approfondito su ogni nuova apertura”, proseguono Calleri e Scalia, citando l'ultimo, clamoroso, arresto: quello, un paio di settimane fa, dei due fratelli Sutera, affiliati a Cosa Nostra, che gestivano di fatto il Bar Curtatone.

Tra le operazioni citate nel rapporto, solo per fare pochi esempi, i cinque arresti per estorsione - c'era di mezzo la 'Ndrangheta -, al Mercato Ortofrutticolo di Firenze nel novembre 2017, o la maxi operazione, coordinata dalle procure di Livorno e Firenze, che portò a sei arresti per lo smaltimento illecito in Toscana di 200mila tonnellate di rifiuti: in quel caso fu registrata e diffusa un'intercettazione dove imprenditori locali dicevano tra loro “che muoiano i bambini”, in riferimento ad una scuola vicina a dove venivano sversati i rifiuti.

Ma si tratta solo di poche tra le tantissime operazioni svolte (qui il rapporto completo). “Operazioni di cui però - ripetono Calleri e Scalia -, si parla troppo poco. Noi lanciamo un grido d'allarme, altri, a partire dalla politica, lo devono ascoltare”.

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