Mafie, cresce il rischio in Toscana: affari su droga, rifiuti e prostituzione

Il nuovo rapporto su criminalità organizzata e corruzione: “E' la prima regione per denunciati e arrestati dopo le tre del sud con presenza storica mafiosa”

Mafie (soprattutto 'ndrangheta e camorra, ma anche la mafia siciliana e la sacra corona unita pugliese) ormai radicate in Toscana, dove cresce il rischio infiltrazioni. E la criminalità organizzata pare aver imparato a fare squadra.

E' una della conclusioni a cui arriva il secondo rapporto annuale sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana, stilato dalla Scuola Normale di Pisa su commissione della Regione.

“Il distretto toscano - si legge testualmente nel rapporto -, è il primo in Italia, dopo le tre regioni a presenza storica delle mafie (Campania, Calabria e Sicilia) per numero di soggetti denunciati/arrestati con questa aggravante (reati di stampo mafioso, ndr)”. Sono 223 le persone coinvolte nel 2017 nella nostra Regione, oltre il 30 per cento del totale nazionale al netto delle tre regioni.

La Scuola Normale traccia anche una mappa della presenze delle quattro mafie tradizionali in Toscana. Si contano 78 clan: il 48 per cento legato a gruppi della ‘ndrangheta calabrese, il 41 per cento affiliati alla camorra e il resto, con il 5 per cento ciascuno, a Cosa Nostra (la mafia siciliana) e Sacra Corona Unita pugliese. Otto sarebbero di origine prevalentemente autoctona, in cinque casi riconducibili ad una matrice campana e negli altri tre calabrese.

Traffico di droga (23%), estorsioni (13%), sfruttamento della prostituzione e riciclaggio (11%), contraffazione e usura (6%) risultano le loro attività più frequenti, assieme al traffico di rifiuti. Nello spaccio di droga invece vengono solitamente utilizzate persone straniere, che come arresti nel 2016 doppiano gli italiani.

Quattro sarebbero le province toscane a più elevato rischio di penetrazione criminale: Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara, l'unica peraltro che registra un aumento dei fenomeni di intimidazione e violenza criminale.

Crescono nella regione, negli ultimi anni, anche i danneggiamenti a seguito di incendio, gli attentati e le rapine in banca (queste ultime soprattutto in provincia). Per denunce di estorsione Livorno è tra le prime in Italia per tasso di crescita annuale. Prato 'svetta' invece in assoluto per riciclaggio.

I numeri messi in evidenza anche nei mesi scorsi anche da altri - dalla Fondazione Caponnetto ad esempio, con 132 gruppi criminali censiti nella regione per un giro di affari stimato di 15 miliardi – disegnano alla fine una trama criminale che, operando con basso profilo e pochi fatti di sangue, mostra di aver messo radici nel tessuto economico della regione, contaminando con la propria cultura anche soggetti estranei alla malavita.

Secondo l'Espresso in Toscana si nasconderebbe addirittura il boss superlatitante di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, protetto dalla ‘ndrangheta.

Per quanto riguarda la proiezione criminale nell'economia legale della Toscana, i dati parrebbero evidenziare una preferenza per il riciclaggio ed occultamento di capitali, l'utilizzo di imprenditori e professionisti del posto ed un'infiltrazione ed azione più nel settore privato che nel mercato degli appalti pubblici.

Per quanto riguarda la corruzione e la concussione, infine, sono stati mostrati i dati forniti dall'Istat e relativi al biennio 2015-2016. Dati che dicono che nella vita un toscano su venti (per l'esattezza il 5,5%) è stato corrotto o concusso, o quantomeno ha subito un tentativo di corruzione o concussione. Un dato alto e che desta preoccupazione, tuttavia inferiore al dato nazionale, la cui media arriva al 7,9%, dimostrando ancora una volta come la corruzione sia uno dei problemi che più affliggono il Paese, con tutti i danni dal punto di vista sociale ed economico che comporta.

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