Stato-Mafia: Berlusconi fa scena muta al processo

Può avvalersi della facoltà di non rispondere perché è indagato per la stragi del 1993, compresa quella dei Georgofili

Silvio Berlusconi

Ieri l'ex premier Silvio Berlusconi è arrivato all'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per deporre al processo d'appello sulla trattativa Stato-Mafia. Il leader di Forza Italia è stato citato come teste dalla difesa dell'ex senatore Marcello Dell'Utri, imputato nel processo.

Berlusconi però si è avvalso della facoltà di non rispondere: l'ex presidente del Consiglio è risultato indagato dalla procura di Firenze per le stragi di mafia del 1993, circostanza che gli ha permesso di non rispondere al processo di Palermo.

L’ex premier era un teste assistito in difesa di Dell'Utri. Berlusconi è iscritto nel registro degli indagati della procura toscana per le stragi del 1993 a Milano, Firenze e Roma e per gli attentati del 1994. Uno status che gli ha consentito di rimanere in silenzio.

Era stato l’avvocato dell’ex senatore, Francesco Centonze, a chiedere la deposizione di Berlusconi. Una citazione che aveva spinto i legali dell’ex premier, Niccolò Ghedini e Franco Coppi, a farsi certificare dalla procura di Firenze le 23 contestazioni mosse nei confronti del loro assistito. Una documentazione che per Berlusconi ha avuto l’effetto di uno “scudo”: l’ex premier si è potuto avvalere della facoltà di non rispondere. Non ha potuto evitare però di comparire in aula.

Dura la contestazione del Movimento 5 Stelle riguardo al comportamento del leader di Forza Italia. "Berlusconi avrebbe potuto rispondere a domande relative al suo storico braccio destro, Marcello Dell'Utri, rispondendo ad alcune domande come quella se gli fossero arrivate o meno minacce mafiose durante il suo primo esecutivo. Se Berlusconi non ha nulla da temere, perché non partecipare attivamente all'accertamento della verità processuale? - è quanto scritto sul blog del Movimento -. Al Cavaliere e ai suoi legali è apparso troppo rischioso parlare in qualità di testimone, una veste in cui non si ha facoltà di mentire, davanti ai giudici di Palermo, mentre a Firenze è in corso una indagine a suo carico nell'ambito di un procedimento aperto sulle stragi del 93? O più semplicemente, rispondendo alle domande di procuratori generali, giudici e avvocati, Berlusconi avrebbe dovuto spiegare una volta per tutte i rapporti che lo hanno legato per decenni a Marcello Dell'Utri, ex senatore forzista già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa?".

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