"E' sessista": la Regione cambia il linguaggio amministrativo

Stop alle parole solo al maschile e un invito all'utilizzo di termini collettivi e impersonali

"Cittadinanza" al posto de "i cittadini", "l'utenza" al posto de "gli utenti", il "corpo insegnante" al posto de "gli insegnanti". Anche il linguaggio amministrativo abbandona lo "scorretto" e si adegua al rispetto delle sensibilità. Almeno nell'intenzione della Regione Toscana, che ha approvato le linee guida per un manuale mirato ad informare e sensibilizzare il personale della Regione sull'uso di un linguaggio amministrativo "non sessista" nella redazione di atti e documenti.

Una decina di pagine dove i suggerisce l'uso di espressioni e termini ritenute compatibili con il corretto uso della lingua italiana. E che invitano a cambiare al femminile l'articolo all'utilizzo di sostantivi promiscui, quelli che hanno un'unica forma sia al maschile che al femminile. Esempio: il responsabile, la responsabile, il manager, la manager. E così via.

Un documento che fa discutere. Basta pensare che Siena, la prima città che pensò di introdurre le modifiche nel 2016, ha deciso, proprio alla vigilia dell'8 marzo, di abolirlo. "L'adozione di questa delibera - spiega la vicepresidente della Regione Monica Barni - vuole essere uno stimolo alla riflessione anche per altre organizzazioni ed enti pubblici. Dispiace che, proprio in questi giorni, il Comune di Siena, che in questo campo era stato precursore, abbia deciso di rivedere un analogo documento".

Per Barni "anche da piccole cose, apparentermente poco importanti, passa la battaglia contro gli stereotipi di genere che tanto pesano, anche dolorosamente, sulla vita del nostro Paese. E' giusto far uscire dall'invisibilità, anche in un documento burocratico, tante consigliere, assessore e sindache e, più in generale, dare conto del fatto che molti ruoli professionali, un tempo appannaggio maschile, sono adesso ricoperti da donne".

Nel manuale proposto al personale non si troveranno regole meccaniche né forzature, ma il consiglio di trovare, caso per caso, la soluzione migliore secondo il testo da realizzare, partendo dal presupposto che le tradizioni culturali radicate nella nostra società, non disponendo la lingua italiana di un genere neutro, hanno portato all'uso generalizzato della forma maschile. 

Neutralizzare il genere può voler dire anche "fare uso della forma passiva che permette di non esplicitare chi compie l'azione". Da usare il più possibile, poi, anche la forma impersonale, che "può servire ad aggirare l'uso del maschile generico".

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