Porta Romana: l'istituto d'arte prigioniero di un parco e di una sbarra

L'ingresso carrabile della scuola è regolato da una sbarra che tuttavia non è controllata dalla scuola ma dalla Soprintendenza. Anche un'ambulanza è rimasta 'vittima' del marchingegno

L'ambulanza riuscita a passare dopo minuti di attesa

Una scuola prigioniera di un parco verde. Un ossimoro da record: scuola, verde legati da una sorta di prigionia. A tal punto che la scuola in questione, il liceo artistico di Porta Romana, a Firenze, appare prigioniera di se stessa. E tutto per una sbarra, posizionata in via Madonna della Pace. Un ostacolo frapposto tra l’ingresso carrabile dell’istituto e del parco con la scuola stessa. La vicenda è complicata e un po’ tortuosa. Da una parte la scuola gestita dalla Provincia, che conta circa 1000 studenti e 150 dipendenti tra professori e personale ATA, dall’altra il parco governato dalla Soprintendenza. In mezzo una sbarra, un semaforo ed un badge, l’unico strumento con il quale è consentito l’accesso. “Il problema è che – afferma la preside Anna Maria Addabbo – la scuola è a tutti gli effetti isolata agli esterni”. La sbarra della Soprintendenza, la scuola della Provincia. In mezzo un progetto di elettrificazione che connetta l’ingresso con la scuola. Il tutto fermo al palo, “dopo svariate promesse”, sa settembre. “Ancora non hanno neppure deciso come e dove far passare i fili”, afferma rammaricata la preside.

Il problema ad una prima lettura può sembrare piccolo ed inconsistente. Invece la sbarra sta mettendo in ginocchio la scuola. Non c’è un campanello collegato con la portineria, non c’è una telecamera di servizio. Così chi vuol entrare deve attaccarsi ai campanelli e sperare che sia reperibile il casiere del parco, oppure sperare nel buon cuore di quello di Boboli. Altrimenti, facchini, fornitori, genitori, professori, restano fuori.

La cosa va avanti da anni. Vale per l’ingresso, vale per l’uscita. Ed il problema è doppio. La sera infatti oltre alla sbarra, chiudono anche i cancelli del parco in ottemperanza agli orari di fruibilità dello spazio verde. Chiusa la sbarra, chiusi i cancelli. E i professori, e gli alunni? Capita infatti che gli orari delle lezioni si spingano fino alle sette; altre volte ci sono riunioni o scrutini e ed il corpo docente si intrattiene fino a tardi. “In quei casi dobbiamo – spiega sempre la preside – comunicare per scritto lo ‘sforamento’ agli uffici della Soprintendenza, i quali avvertono il casiere che così ci lascia aperto il cancello che da su Porta Romana. A volte tuttavia sono capitati imprevisti dell’ultim’ora e non abbiamo avuto il tempo di segnalare il ‘ritardo’. Così ci siamo trovati chiusi dentro senza che nessuno ci aprisse”.

AMBULANZA - Una sorte che è toccata anche ad esterni di ‘lusso’ tipo l’ispettore ministeriale Diego Ferrari, il revisore dei conti, ed anche l’assessore all’istruzione del Comune di Firenze Rosa Maria di Giorgi. Fin qui può sembrare una barzelletta: facchini costretti agli straordinari, altri rimasti bloccati perché si entra e si esce solo con il medesimo badge, politici imbrigliati, ed altre storielle di questo genere. Fino all’11 maggio scorso, quando anche un’ambulanza intervenuta per soccorrere un studentessa sentitasi male, è rimasta anch’essa vittima della sbarra. Il marchingegno infatti è tarato per aprirsi automaticamente al suono della sirena. Quel giorno qualcosa non ha funzionato e l’ambulanza è rimasta ferma a sirene accese per un paio di minuti. Tutto documentato fotograficamente dal professor Pizzo. “Il medico a bordo – afferma Pizzo – arrivò a dirmi: ‘Se si fosse trattato di un codice rosso come si metteva, a volte è questione di minuti’. È stata questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da adesso vogliamo far sentire la nostra voce in tutte le sedi”. Per questo la raccolta firme tra studenti, professori e personale, per rinnovare ancora una volta le istituzioni a risolvere il problema. Il tutto per una sbarra, a vederla così, poco intelligente e forse poco compatibile con un'istituzione, la scuola, che della liberà dovbrebbe farsi icona.


 

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