Liberalizzazione dei taxi: volantini a bordo per l'“operazione verità”

Partita dalla Toscana la campagna nazionale di sensibilizzazione promossa dal sindacato Uritaxi. Sui taxi un volantino informa gli utenti sui prezzi del servizio e gli effetti delle liberalizzazioni

di Redazioni 30/12/2011
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Taxi
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    Parte la controffensiva sebbene la liberalizzazione dei tassisti non sia stata ancora annunciata ufficialmente. Ma la flotta bianca cerca di anteporre le proprie ragioni con un'operazione di volantinaggio a bordo. Parte da Firenze, spinta dal sindacato Uritaxi, per estendersi a tutta Italia, quella definita come "l'operazione verità".
    Una campagna di sensibilizzazione che si basa su un presupposto "informare e sensibilizzare l'opinione pubblica che troppo spesso si solleva contro i tassisti, come se fossero i veri ed unici responsabili del dissesto finanziario del Paese, piuttosto che una sua risorsa produttiva d'eccellenza".
    "E' arrivato il momento - dichiara Claudio Giudici, presidente di Uritaxi Toscana - di rispondere alle solite bugie mosse nei confronti della categoria, che mirano a disegnare all'utenza uno scenario completamente distorto, affinché sia digeribile l'entrata degli squali della finanza anche in questo settore, cosa oggi impossibile".

    TARIFFE - "Secondo infatti l'indagine Eurotest, scrive il sindacato in una nota, se per una corsa tipo di 7 chilometri, inclusi 5 minuti di coda dovuta al traffico e un bagaglio, si spendono a Zurigo 31,35 euro, a Oslo 25,56 e a Rotterdam o ad Amsterdam più di 22 euro, a Roma la tariffa per la stessa corsa scende a 11,22 euro e a Milano si ferma a 12,18. E questo nonostante i costi di gestione dei taxi siano più elevati in Italia rispetto al resto d'Europa: il carburante costa il 22% in più, la vettura al netto dell'Iva costa il 10% in più, le tasse sul mezzo sono superiori del 15%. Il lavoro di tassista non è inoltre considerato usurante, pur risultando da uno studio Inps tra i più usuranti in assoluto, dopo quello degli autisti di autobus. Si registrano morti d'infarto sopra la media, cancro alla prostata, danni all'udito e alla vista, spostamenti del bacino, usura dei menischi e problemi alle spalle ed alla schiena. Il tassista non ha i giorni di ferie né di malattia retribuiti; niente straordinari, tredicesima e liquidazione, e va in pensione a 70 anni, con 600-700 euro al mese". SCARICA IL VOLANTINO

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    Avatar anonimo di Valeria Rizzo

    R: Liberalizzazione dei taxi: volantini a bordo per l'“operazione verità”

    Valeria Rizzo:

    Io credo Giorgio in un facile ricorso al taxinaro becero e buzzurro che i mass media tutti, salvo poche lodevoli eccezioni, hanno cavalcato per additare alle platea il nemico da sconfiggere: Il taxista. Le assicurto che pon ho mai assistito a questo pressante mobbing cha passa per il sole 24 ore , attraversa Crozza, nuove oscuri professori che trovano in questo contesto il loro angoletto di notorietà ..... Mi rifersisco al prof. Ponti, docente di Economia dei trasporti al politecnico di Milano ..e al prof. Andrea Baitani professore di economia presso la Università cattolica di Milano. Premetto che entrambi sonofavorevoli alle liberalizzazione ma, nei programmi radiofonici che li hanno ospitati (Radio popolare e radio24) non hanno portato un minimo di documentazione relativa al mondo taxi... Il primo, prof. Ponti, alla domanda cosa succederebbe , così ha risposto: "La creazione di grosse società con l'assuzione di extracomunitari , e l'abbassamento delle tariffe".
    Elemento quest'ultimo facilmente confutabile sia sotto un profilo squisitamente storico che alla luce della realtà attuale: Amsterdam, dove i taxi sono stati libearlizzati le tariffe sono le più alte di Europa. Non dimentchiamoci, Claudio, della Rivoluzione industriale...cosa ne seguì..La creazione di trust o cartelli che impose veri e propri oligopoli.... In tempi più recenti i guasti: delle liberalizzazione a danno dell'utenza sono stati clamorosi.Quello più clamoroso si è registrato nelle assicurazioni sui mezzi di trasporto che dal 1994 ad oggi sono aumentate del +184,1%, contro un incremento dell’inflazione del +43,3% (in pratica le assicurazioni sono cresciute 4,2 volte in più rispetto al costo della vita).Male anche i servizi bancari/finanziari (costo dei conti correnti, dei bancomat, commissioni varie, etc.). Sempre tra il 1994 ed il 2011 i costi sono aumentati mediamente del +109,2%, mentre l’incremento dell’inflazione è stato pari al +43,3% (in questo caso i costi finanziari sono aumentati 2,5 volte in più dell’inflazione. Potrei continuare ma diventerei tediosa. Del resto abbiamo google a portata di mano.
    Tornando cmq alle voci degli esperti , in questo caso al prof. Andrea Baitani , sentiamo questa "perla": "IL REDDITO DEL TAXISTA , CONSIDERATO IL LIVELLO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE E DI ISTRUZIONE, E' UN REDDITO ALTO. "

    Io credo, Claudio si debba meditare a lungo sul significato intrinseco di questa affermazione. Io, sinceramente, vi vedo un ribaltamento del concetto di lotta di classe di antica memoria, manipolato e piegato alle esigenze di una società oligarchica che tende inesorabilmente alla proletarizzazione del paese. Qui i taxisti non contano.... sono solol'anello debole e più visibile, quello insommma più facile viste le obiettive intemperanze che si sono registrate a Roma nel tentativo Bersani..... Intemperanze di pochi ma che hanno purtroppo stereopatizzato una categoria di lavoratori che non si vedono neppure riconosciuta la professione come usurante... mi scusi , tornno a bomba, come si suol dire... dicevo lqa proletarizzazione del paese. Ingenuamente il prof. Baitani non si rende conto di riproporre un modello arcaico, antichissimo, in cui chi deteneva il sapere apparteneva uùad una casta chiusa, inacsessibile. Gli Scriba nell'antico egitto, la chiesa in tutto il suo percorso storico. Non si rende conto , dicevo, che sta avvallando un sistema di caste chiuse, Una, la minoranza, che detiene il potere , ed è la nostra oligartchia travestita da Repubblica presidenziale o repubblica democratica, lì'altra, di classe chiusa è quella dei servi della gleba cui la mkaggiornaza è destinata.
    Ripeto, non mi riferisco nè a taxisti nè edicolanti, nè farmacisti. Ho in mente quei piccoli imprenditori che si sono creati attività. Piccoli imprenditori che hano arricchito il nostro Nord est dove, dal 2009 si sono registrati 9 suicidi. L'ultimo è di un mese fa. Ne ha parlato solo il sig. Bortolussi, meno male non un professore...
    Il paese, inoltre , ha risposto a gran voce al referendum sulle privatizzazione urlando un NO a gran voce. Vogliamo ancora una volta calpestare le opinioni dei cittadini italiani come già più colte avvenuto? ....La ringrazio per l'attenzione,
    ua pensionata ex insegate di storia.

    domenica, 1 gennaio segnala
    Avatar anonimo di Miguel

    R: Liberalizzazione dei taxi: volantini a bordo per l'“operazione verità”

    Miguel:

    Contro l'ideologia delle liberalizzazioni
     
    Incurante dei referendum, il governo dei professori avanza nella battaglia contro le «lobby» che frenerebbero il libero mercato. Bisogna rompere l'egemonia di una cultura che fa presa anche a sinistra. E dire che non tutto può essere piegato alle esigenze della crescita e della produzione

    Con una mancanza di fantasia e di senso della realtà davvero sconcertante, il governo tecnico dichiara di voler incardinare la fase 2 della sua azione sulle liberalizzazioni. Fra i massimi responsabili della crisi globale e del degrado italiano, ai soliti notai e taxisti romani, si aggiungono così, con Repubblica in prima fila, anche i farmacisti, gli avvocati, gli edicolanti. Incurante del senso politico del voto referendario che chiedeva di "invertire la rotta" proprio rispetto al trend neoliberale di privatizzazioni e liberalizzazioni, il governo dei professori, promette di dare battaglia alle lobby che minano la nostra capacità di "crescere e di competere" sui mercati globali. Con toni diversi sono intervenuti in questi giorni Massimo Mucchetti sul Corriere e Luigi Zingales sull'Espresso. Il primo avanza dubbi quantitativi (condivisibili) sull'urgenza e l'importanza delle liberalizzazioni nei detti settori, che riguarderebbero poche centinaia di milioni di euro, rispetto alla vera "ciccia" che sta altrove, in particolare nel mercato dell'energia e in quello dei trasporti pubblici dove "ballano" le decine di miliardi (qui per la verità balla pure l'esito formale del referendum contro il decreto Ronchi che non riguardava affatto solo l'acqua: ma di questo dopo Napolitano anche Monti pare volersene fare un baffo).

    Il secondo, con il solito tono di gratitudine sconfinata per quel sistema universitario americano che lo ha salvato dal precariato accademico, racconta di un'Italia profonda in cui i "i notabili" (farmacisti, avvocati, notai e banchieri provinciali) perdono il loro tempo a prendere l'aperitivo al bar (dove non si rilascia lo scontrino) per piazzare i propri figli, invece di "produrre" facendo crescere il Pil e partecipare davvero alla competizione globale. Purtroppo anche sul nostro giornale Pitagora non era stato troppo distonico (per fortuna ci siamo riscattati con un Robecchi insolitamente amaro): di liberalizzazioni si parla tanto ma poi non si fanno, proprio come se si stesse parlando di roba per sua natura giusta e desiderabile ma che le contingenze del mondo reale (soprattutto del mondo italico) snaturano e corrompono. Mala tempora currunt se questi discorsi si sentono anche a sinistra (e non intendo il Pd che ne è brodo di coltura).

    È dunque una vera e propria cultura egemonica, un'ideologia ci dice Mucchetti, quella che va superata. Un'ideologia ben più pervasiva di quella un po' estremista e tutto sommato innocua dei Chicago Boys de' noantri (gli stessi bocconiani al governo sanno che la politica non è una tabula rasa e in qualche modo trattano) che pervade anche chi ben sa (come lo stesso Mucchetti o come Pitagora) che l'economia politica non è un esercizio di astrazione matematica. Per essere intellettualmentre liberi e critici occorre oggi sforzarsi di superare la visione competitiva dell'esistenza, che misura la vita con parametri quantitativi, inducendo senso di colpa in chi non produce o produce meno di quanto potrebbe. Bisognerebbe finalmente rendersi conto che un mondo bello non è una miniera in cui viene premiato il compagno Stakanov ed in cui le menti migliori, come ci dice Zingales, piuttosto che fare i notai fanno gli investment bankers come i più bravi fra i suoi studenti di Chicago. Bisogna che ci si renda finalmente conto che in questo nostro mondo si produce già fin troppo e che il nostro problema non è quello di produrre di più per offrire merci e servizi a costi sempre più bassi, ma di distribuire meglio quanto prodotto, creando tutti insieme un mondo in cui l'esistenza sia per tutti libera, solidale e dignitosa.

    Certo che il taxi può costare meno, se i taxisti invece di essere parte di un ceto medio-basso che, lavorando duramente, porta a casa uno stipendio decoroso (certo non altissimo) fossero dei lavoratori a cottimo sfruttati che dormono per strada! Ma io credo sarebbe meglio farlo crescere questo ceto medio, piuttosto che umiliarlo laddove esiste. Certo che un pallone di cuoio, cucito a mano da un bambino a Giacarta, può costare anche molto meno al supermercato... ma che criterio di valutazione sociale è mai quello della soddisfazione del consumatore? E poi, al di là della questione etica, oggi sappiamo bene che i beneficiari storici delle liberalizzazioni sono da sempre i grandi oligopoli. Un oligopolio di grandi compagnie con centinaia di taxisti dipendenti, di grandi studi professionali, di banche e assicurazioni o di grande distribuzione colma gli spazi di mercato che le liberalizzazioni aprono. Sappiamo anche bene che i prezzi diminuiscono (forse) in un primo momento ma poi aumentano a dismisura, così come a dismisura aumentano sfruttamento dei lavoratori, stress e dipendenza degli utenti, proprio come avvenuto con il mercato della telefonia mobile. E allora, investire su una riconversione sociale che mette al centro la qualità e la giusta distribuzione significa apprezzare la pace di spirito che deriva dall'acquistare un immobile sapendo che non verrai truffato dalla banca che ti presta i soldi (a questo serve da noi il controllo notarile ed è una fortuna che giovani e bravi giuristi si avvicinino a quella professione), pagare tasse sufficienti a che un trasporto pubblico a buon prezzo (non liberalizzato) possa raggiungere tutti gli angoli delle città, garantendo mobilità diffusa ecologica e accessibile a tutti; apprezzare il variopinto colore delle edicole nel cuore delle città e la dignità degli edicolanti che vogliamo parte del ceto medio (possibilmente che vendano anche giornali che non resisterebbero alle pressioni del mercato ma che fanno informazione di qualità); godere di dieci minuti di conversazione col farmacista, sapendo che costui ha sufficiente tempo per studiare ed aggiornarsi e non è un povero commesso sfruttato.

    Insomma respingere le liberalizzazioni come ideologia significa apprezzare un mondo slow in cui si è contenti che le banche italiane, per incapacità dei loro managers, non si fossero avventurate di più nella competizione globale (anche se non mi piace vedere al governo manager incapaci nel loro campo), o in cui non si è contenti che un governo, fintamente tecnico, sia un migliore esecutore degli ordini odiosi della Bce. Preferisco prendere il taxi sapendo che chi guida ha la pancia piena e non è alla diciottesima ora di lavoro, ma ancora di più preferirei poter prendere un autobus elettrico, guidato da un dipendente pagato il giusto, che mi porta dove devo andare. Quest'ultimo servizio il privato, con la sua logica del profitto, non potrà mai darmelo. Per costruire un mondo migliore non è necessario distruggere quanto funziona di quello che abitiamo. L'ideologia della liberalizzazione non riconosce questa massima di buon senso.

    Credo che vada detto una volta per tutte. Non possiamo oggi parlare di liberalizzazioni senza tener conto dell'esito del referendum del giugno scorso in cui gli italiani hanno detto di preferire la logica dei beni comuni rispetto a quella della concorrenza. Inoltre, dobbiamo smettere di ritenere che si possa essere di sinistra auspicando un mondo in cui ogni spazio di vita si piega alle esigenze del mercato, della crescita e della produzione.

    Ugo Mattei
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    30.12.2011

    il 31 dicembre del 2011 segnala
    Avatar anonimo di Giorgio

    R: Liberalizzazione dei taxi: volantini a bordo per l'“operazione verità”

    Giorgio:

    Se la smettessero con la loro arroganza forse si salverebbero dalle liberalizzazioni. I tassisti sono troppo arroganti, non riescono ad eliminare i tanti truffatori che riempiono i mass media, facendoci fare una bruttissima figura all'estero. Ho degli amici giapponesi che mi hanno detto che ogni giapponese che arriva in Italia per evitare truffe dai tassisti gli viene dato un libricino dove vengono descritte tutte le tipologie di truffe le tariffe reali delle corse ecc... Che bella figura ci facciamo ? Io vivo con il turismo ed è anche grazie a coloro che truffano chi ci porta ricchezza che sono costretto a tirare la cinghia in quanto di turisti ormai se ne vedono ben pochi in Italia. Cari tassisti eliminate le mele marce, eliminate i padroni delle coop, e vedrete che ne trarrete enormi benefici

    il 30 dicembre del 2011 segnala 2 risposte chiudi
    Avatar di taxi in famiglia

    R: R: Liberalizzazione dei taxi: volantini a bordo per l'“operazione verità”

    taxi in famiglia:

    caro giorgio, far come si dice di tutta l'erba un fascio è torto che nessuna categoria di lavoratori merita. perchè è di questo che parliamo: singoli lavoratori, persone come lei. certo che tutto può esser migliorato, anche i turisti giapponesi non son sempre esempio di eccellenza ma di certo non gli si chiude la frontiera. le liberalizzazioni che ci vogliono imporre e di cui tutti parlano come di una medicina ai mali dell'italia, saranno invece causa di nuove malattie, chiamate: oligopoli, sfruttamento del lavoro e di sicuro non miglioreranno i servizi. basta guardare dove ci sono state già delle liberalizzazioni per capirlo. non cadiamo nella trappola di chi ci vuole tutti contro tutti, e mentre noi ci si azzuffa per strada nei palazzi si decide per noi. 

    lunedì, 2 gennaio segnala
    Avatar anonimo di riccardo

    R: R: Liberalizzazione dei taxi: volantini a bordo per l'“operazione verità”

    riccardo:

    solo chi non conosce la realtà,  può criticare e magari per una sola controversia con un tassista si cimenta in un commento negativo colpevolizzando un' intera categoria. troppo semplice e pregiudizievole.
    noi tassisti siamo lavoratori come tanti altri non tutelati e senza  garanzie per il futuro. 

    il 30 dicembre del 2011 segnala