Fratelli morti in hotel, il farmacista indagato: "Un dolore che mi porterò dentro per sempre, erano miei coetanei"

"Non escluderei a priori l'ipotesi del suicidio" sostiene il suo legale. Slitta l'autopsia?

“Se anche venissi scagionato, io questo dolore me lo porterò sempre dietro. La serenità ormai l'ho persa per sempre, non ce l'avrò più... erano miei coetanei”. Non si dà pace, mentre parla con il suo legale, il farmacista fiorentino di circa 30 anni indagato per omicidio colposo dopo aver venduto due confezioni di un potente analgesico “effetto morfina” ai due giovani fratelli di origine belga trovati morti lo scorso weekend nella loro camera all'hotel Minerva, in piazza Santa Maria Novella.

Ieri il farmacista, laureato da poco, dipendente di una farmacia in via dei Banchi, è stato sospeso dal suo Ordine professionale. Ora è a rischio radiazione. “Ci ho parlato ancora poco – sottolinea il suo difensore, l'avvocato Dimitri Caciolli – soprattutto perché l'ho visto estremamente provato. A tratti non lucido. E' una persona mite, si tormenta, pensa e ripensa continuamente a quanto accaduto”. Al suo avvocato, il farmacista ha comunque già dato una prima versione di quei pochi minuti che gli hanno per sempre cambiato la vita.

Una versione che le immagini delle telecamere acquisite dagli investigatori della squadra mobile fiorentina confermerebbero appieno. “Nelle riprese della telecamera della farmacia si vede uno dei ragazzi che alza un braccio, spiegando che è stato operato, che prova un forte dolore e ha bisogno di quell'analgesico” sostiene Caciolli. Il farmacista gli dà due confezioni di pasticche, per una spesa totale di circa 110 euro. “Il mio assistito probabilmente ha pensato alla situazione: un giovane straniero operato al braccio, che prova un forte dolore e che con ogni probabilità non è in grado – a quest'ora, nel weekend – di andare a farsi fare la ricetta...” prosegue l'avvocato.

Giallo a Santa Maria Novella 

“Il vero problema – sottolinea Caciolli – è che poi i ragazzi hanno assunto i medicinali in quantità impressionanti, una ventina di pillole a testa. Più il vino e la birra. E forse altro”. Secondo il legale, “l'ipotesi del suicidio non andrebbe scartata a priori soltanto perché non è stato trovato alcun biglietto d'addio in camera”. E poi, “che serata da sballo sarebbe quella in cui si beve, ci si impasticca e poi si va a letto? Perché è a letto che i due poveri ragazzi sono stati trovati il giorno dopo”.

Non solo: “Anche il fatto che i due si siano sentiti male in contemporanea è strano... nessuno dei due ha visto l'altro stare male, nessuno ha provato a chiamare aiuto, a voce o telefonando?” conclude il legale, sottolineando anche come “non è da escludersi che i due ragazzi abbiano girato molto, prima di finire nella farmacia di via dei Banchi”. A cercare cosa? Droga? E' ciò che mirano a stabilire gli accertamenti, ancora in corso, della polizia. Telecamere e cellulare dei ragazzi sono ancora sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori: c'è un lungo percorso, da ricostruire.

Intanto rischia di slittare l'autopsia sulle salme dei ragazzi, così come gli esami tossicologici. L'avvocato Caciolli ha infatti depositato una riserva di richiesta di incidente probatorio, che dovrà sciogliere entro 10 giorni. Nel frattempo toccherà al pm, decidere se rinviare gli esami o meno. I tempi insomma paiono allungarsi. Il caso dei due giovani turisti morti all'hotel Minerva è soltanto all'inizio.

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