Forteto, l’inchiesta in Regione: "Abuso come prassi, i minori come prede"

"Questi fatti drammatici sono potuti accadere anche perché il Forteto godeva di relazioni importanti: dal Tribunale dei Minori, alla Regione Toscana, al mondo della politica"

Roberto Fiesoli

Ieri i lavori del Consiglio regionale ieri sono stati ‘sferzati’ dagli atti e dalla relazione finale della commissione d’inchiesta sull’affidamento dei minori in Toscana, che si è occupata in particolare della vicenda Forteto.Una vicenda terribile per la quale nei giorni scorsi la Procura di Firenze ha chiesto il rinvio a giudizio per i 22 indagati, tra cui il fondatore e presidente della comunità, Roberto Fiesoli, (71 anni, detto anche ‘il profeta’) per violenza sessuale e maltrattamenti sui minori. , come sottolineato dal presidente della commissione, Stefano Mugnai (Pdl), sono stati inviati alla Procura della Repubblica di Firenze. Durante il dibattito Mugnai ha invitato la Regione Toscana a “buttare il cuore oltre l’ostacolo e a costituirsi parte civile nel processo”.

GLI ABUSI COME PRASSI – Nelle conclusioni a cui è giunta la commissione d'inchiesta (23 sedute in 4 mesi, durante le quali sono state ascoltate 53 persone, tra cui i rappresentanti dell'associazione 'Vittime del Forteto') si tratteggia una setta, al cui interno gli abusi sessuali, psicologici e affettivi sui minori rappresentavano la consuetudine: giorno dopo giorno i giovani ospitati venivano sostanzialmente plagiati. Nella comunità, si legge nella relazione, “l’abuso risultava essere la prassi e i minori divenivano prede. Ciò avveniva con il consenso collettivo e dei genitori affidatari, e la comunità accettava e giustificava gli approcci sessuali di Fiesoli nei confronti dei ragazzi”.

OMOSSESSUALITA’ – Al Forteto, si legge ancora, “veniva incentivata l’omosessualità” e “osteggiata l’eterosessualità. Ciò implica che al Forteto nascono pochissimi bambini e nuove energie arrivano attraverso i minori in affido”. Per Mugnai il Forteto era una struttura non deputata a fare accoglienza di minori ma dove, in pratica, la si è fatta per 35 anni. “Si è continuato ad affidarvi bambini – ha detto – anche dopo il 1985, quando Fiesoli e Luigi Goffredi, anch’egli fondatore del Forteto, sono stati oggetto di una sentenza di condanna (poi passata in giudicato) per vari capi d’imputazione”.

POLITICA – “Questi fatti drammatici – ha continuato – sono potuti accadere anche perché il Forteto godeva di una serie di relazioni importanti: dal Tribunale dei Minori, ad associazioni, alla Regione Toscana, al mondo della politica”. Lo ha detto Stefano Mugnai (Pdl), presidente della commissione regionale d’inchiesta che si è occupata delle vicende del Forteto, commentando la relazione finale. Le testimonianze raccolte dalla commissione raccontano di numerosi politici che “a vario titolo – è scritto nella relazione – e con differenti modalità, passano al Forteto come Piero Fassino, Vittoria Franco, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Tina Anselmi, Claudio Martini, Riccardo Nencini. Si va da chi compie un rapido passaggio in vista di prossime elezioni, a chi scrive prefazioni per le pubblicazioni editoriali del Forteto, a chi, magari anche solo per territorialità, diviene frequentatore più assiduo”. Anche in virtù di questa rete di relazioni, il sistema Forteto ha goduto di molto vanto e ha ricevuto anche contributi pubblici dalla Regione Toscana. “Dal 1997 al 2010 – è scritto nella relazione – la cooperativa agricola della comunità ha ottenuto contributi per 1,2 milioni di euro”.

Anche oggi, “c’è un collegamento molto attivo” tra la comunità del Forteto, “che è una vera e propria setta”, e il suo “capo carismatico” Rodolfo Fiesoli, e “rimane ancora un condizionamento mentale”. Ne è convinto il presidente dell'Associazione vittime del Forteto, Sergio Pietracito. “I suoi discepoli – ha spiegato  - hanno ancora un collegamento continuo con Fiesoli. Le sue misure cautelari prevedono infatti che non possa entrare in tre Comuni dell’area mugellana, ma può comunque spostarsi e incontrare persone. Addirittura ha ultimamente dipinto e donato alcuni quadri ai suoi più fedeli, con tanto di dedica”. Secondo Pietracito “le violenze oggi non ci sono più, a livello sessuale, ma le violenze oggi sono di altro tipo perché sono sul lavoro. Nonostante tutto bisogna trovare una soluzione perché con le nostre denunce c’è il pericolo di danneggiare l’economia di un’azienda importante in cui alcuni di noi ancora lavorano” “Dobbiamo continuare a denunciare –  ha concluso – ma è necessario anche trovare il modo di non arrecare danno all'azienda. Chi è in attesa di giudizio all'interno dell'azienda dovrebbe farsi da parte e lasciare che un esterno super partes la possa gestire”.

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