Forteto: rabbia e sgomento per la scarcerazione di Fiesoli

Un cavillo ha rimesso il Profeta in libertà, il 16 novembre nuovo processo. Le reazioni della politica

Rabbia e sgomento delle vittime e della politica per la scarcerazione di Rodolfo Fiesoli, il leader storico della comunità del Forteto, condannato in via definitiva per i reati gravissimi di abusi e maltrattamenti su minori. Coloro che hanno subito le angherie della comunità si dicono "sconcertati". In fondo di 23 persone finite sotto indagine nel 2011, nonostante una sentenza definitiva che prova i fatti accaduti in un quadro allucinante, uno solo è stato condannato (gli altri assolti o per lo più prescritti) ed ora non è in carcere.

Motivo? La questione è giuridicamente controversa. La Cassazione nella sentenza dello scorso 22 dicembre ha stabilito il rifacimento del processo per un capo d'accusa sull'ipotesi di una violenza di gruppo, per la quale ieri la Corte d'Appello di Firenze ha reso noto la data di avvio: il 16 novembre. La pena dovrà essere rideterminata. E anche se si tratterebbe casomai di un ulteriore appesantimento, per la Suprema Corte, che ha accolto lo scorso 5 luglio il ricorso dei legali del "Profeta" contro l'incarcerazione, Fiesoli non sarebbe dovuto finire in carcere perché la sentenza non è definita.

E così il responsabile principale (e unico secondo la giustizia) di questa vicenda sarà di nuovo libero in Mugello: da quanto si apprende starebbe trovando dimora a casa della moglie a San Piero a Sieve.

Un assurdo giuridico, comunque la si veda, che dimostra le contraddizioni di un sistema. Dal centrodestra - Fratelli d'Italia e Forza Italia su tutti - si chiede al più presto l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare. Fra i berlusconiani l'hanno chiesta Mugnai, Bergamini e persino la capogruppo alla Camera Gelmini. La chiede lo stesso meloniano Donzelli, che ha depositato la proposta di legge per istituirla nel primo giorno della nuova legislatura parlamentare, il quale chiede anche lo scioglimento dell'associazione e il commissariamento della cooperativa "per disinnescare la potenza del Forteto". 

Ma anche il Pd alza la voce, esprimendo solidarietà alle vittime. Per il Presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani la scarcerazione di Fiesoli è un atto che "alla coscienza morale di ciascuno di noi veramente scatena rabbia". Dario Nardella in qualità di sindaco metropolitano si dice determinato "nel seguire lo sviluppo del procedimento, a partire dal rinvio in Corte d'Appello, dove faremo tutto quello che è in nostro potere perché venga confermata in via definitiva la pena stabilita per il fondatore del Forteto". 

Dura e significativa anche la presa di posizione di Artemisia, l'associazione che cura il progetto "Oltre" della Regione Toscana per il reinserimento delle vittime: "La decisione di scarcerare Fiesoli  - si sottolinea in una nota - rinnova e rinforza il senso di ingiustizia delle vittime, la loro sfiducia nello Stato. Non esistono ragioni valide, procedurali o meno, che possano consentire ad un condannato per reati di tale gravita' di stare fuori dal carcere".

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